sabato 19 marzo 2011
venerdì 11 marzo 2011
domenica 27 febbraio 2011
Questione di punti di vista ...
giovedì 3 febbraio 2011
Alcune note, nuotanti
Se una pianta non può vivere secondo la propria natura, essa muore; e così un uomo. (Thoreau, dicono)
Ultimamente, diciamolo, ne abbiamo sentite delle belle (e delle brutte, punti di vista). La politica, arte nobile per definizione, sacrificio aristotelico a beneficio della collettività si è ridotta, e non solo nel bel paese, ad un modo per far soldi simile, per modi e maniere, ad attività imprenditoriali che si sfidano nella scalata al grattacielo di Horkheimer. Io non entro nel merito delle vicende, di nessuna vorrei dire, puttane e puttanieri, leccaculo e culi-umidi, giornalisti e giornalai. L'essere dotato di critica parola sa, già da solo, commentare quanto le varie agenzie di informazione gli dicono. Il vero problema qui, e non voglio scrivere di filosofia, è che si è perso il dominio d'azione sulle proprie esistenze - uno sbaraglio totale - che mira alla perdizione. Non riusciamo a padroneggiare ciò che, più intimamente, dovremmo riuscire a comprendere: il nostro tempo. Indipendentemente dal fatto che esista, o non esista, una dimensione oggettiva del tempo, indipendentemente dalle questioni fisiche complesse sulla natura di questa entità teorica, il nostro modo di vivere è profondamente malato, davvero malato.Che ci sia bisogno di un impiego per vivere la vita è già cosa triste di per se ma che, questo tanto ambito impiego, oscilli tra l'inutile ed il violento qui risiede il vero problema. Qualunque cosa si dica, un mondo brutto, pieno zeppo di sofferenze ed ideologie giustificazioniste si erge intorno a noi offuscandoci. Eppure, di fronte alle urla della vita, alle grida dell'esistente, riusciamo solo ad occuparci di epifenomeni di ordine superiore: magistrati, presidenti, aziende ed imbecilli. E poi i dibattiti, le mostre, le conferenze e quante, quante energie indirizzate nel vuoto, perse nell'entropia e quanto poco basterebbe, invece, per bloccare questo scempio per dedicarsi, con pazienza, all'epoché.
Non servono ulteriori considerazioni per cambiare, cambiandosi. Le opinioni, così recitava un'insegna nel parlamento europeo, a ricordo, sono come i chiodi: se ci picchi su, entrano più a fondo nel muro.
Dicotomie inesistenti e falsi miti, esami universitari e conoscenze costruite, di questo abbiamo bisogno nell'alternanza della vita e mentre fuori, il cielo stellato conserva ancora una vista di tutto rispetto, nelle cantine del grattacielo gli animali urlanti, e gli schiavi morenti, ci permettono di continuare a giocare con la nostra vita aspettando, in religioso silenzio, che qualcun0 se la porti via per piangere un po', ed again.
domenica 28 novembre 2010
domenica 21 novembre 2010
quiddities, cose da pazzi

Qualcuno dice che i giovani d'oggi non hanno voglia di discutere, di fare. Lo stesso qualcuno dice anche che non ci sono più le mezze stagioni, qui forse dice il vero, forse no.
Comunque, mentre i giovani stanno sdraiati sul divano, e fuori piove d'estate parlano di cose inutili, Dio, Scienza e libero arbitrio (saremo liberi di non avere un libero arbitrio?)
Comunque, registratevi qua, se siete ciovani senza speranza: quiddities!
sabato 13 novembre 2010
Stanchezze
venerdì 15 ottobre 2010
Ma che è?

Come ormai si sarà capito, ho scritto uno "scritto" e sono, attualmente, in dolce attesa. Pensavo, e non è bello, che tutto ciò che conta quando si scrive, e averlo fatto.
lunedì 27 settembre 2010
Lambrate mia
Io, a Lambrate dico, non ci venivo spesso; ogni tanto al birrificio ma mai mi inoltravo nel cuore del quariere. Mi sono dunque deciso, da cittadino Lambro quale sono, ad esplorare il posto.
In una parola: meraviglioso. Via Conte Rosso, nel quale ho la fortuna di stare, rappresenta già da se, con i suoi murales e i suoi bar definiti "luoghi di conversazione", un'anomalia bella e buona.
Il fiume "lambro", il limpido, scorre per il quartiere mostrandosi nell' omonimo parco collinare in cui, inoltrandosi, sembra di stare in aperta campaga. Anche l'aria, misteriosamente, è buona e i Milanesi sanno a cosa mi riferisco. I piccoli negozietti, figli di un epoca passata, rendono piacevole e dolce le passeggiate per le vie del posto in cui, fanatici e non, distribuiscono contro-carte d'identità con su scritto "comune di Lambrate", a rivendicare un'autonomia, tradizionalmente "rossa", dal comune milanese.
Spero di partecipare attivamente alla vita culturale e sociale del quartiere di cui mi sento già, inspiegabilmente, parte annessa e connessa.
La biblioteca, vicino valvassori - peroni, è una perla di funzionalità e cultura adatta anche, ma non soprattutto, agli appassionati di cinema ed arti visive.
E poi, lasciatemelo ridire, il birrificio vicino piazza Gobetti ... una cosa che non vi dico. La Saint'Ambroise o la Lambrate sono le birre più buone che si possano bere da fare invidia, adirittura, alla beona germania. Per finire, ma nel post e non nel quartiere, che molto di più può offrire, visitate il cimitero di Lambrate; cimitero inglese da rara atmosfera paciosa e di nobile speranza; cosa rara nell'epoca del cimitero centro commerciale delle grandi città.
Viva Lambrate, la città nella città!
Ne riparlerò più avanti, scoprendo l'amore per il dettaglio della quotidianeità.
martedì 14 settembre 2010
venerdì 20 agosto 2010
domenica 15 agosto 2010
Spruzzi d'estate
A volte uno si crede stupido e invece è soltanto giovane (Italo Calvino)
Che se uno potesse, l'estate la salterebbe di netto. Io la mia la passo discretamente in generale, anche 'stavolta non mi lamento, devo dire. Turchia come viaggio d'effetto, Istanbul e interno Asia, la parte più bella secondo me, come l'interno coscia dal resto. Ma l'allontanamento da Milano che pesa ma peserebbe anche se non ci fosse si gioca tutto qui, in Sicilia, Catania di base ma si gironzola, di gusto aggiungerei. Ortigia oggi ce la siamo pappata con classe sempre con lei, "squadra che vince non si cambia", noi si vince e non cambiamo infatti. Fontanebianche, bella l'acqua eh, per carità .. ma sempre le solite scene, inquietanti: paste al forno, ragazzini impazziti con secchelli colmi di speranze sabbiose, famiglie merdose e insoddisfatte e, infine, un sole che ti cucina a 40° secondo una routine che sa di lenta agonia. Ci siamo fatti Cavagrande e Calamosche, ci faremo la riserva dello Zingaro per prendere il Giorgio nazionale e torneremo a Taormina che ci manca 'ste state, o almeno credo che le manchi o, insomma, doveri coniugali ... brutta bestia!
L'autunno e le foglie che, delicate come piume, ti si poggiano sulla spalla. Il sapore della ripartenza e della filosofia che, in pausa ma pronta, ritorna a scalpitare nel maremagnum della burocrazia meneghina.
E se la vita non fosse com'è, piena di falsi impegni e presunte preoccupazioni che cosa resterebbe dell'uomo che domina dall'alto tutto ciò che non ha saputo, ainoi, comprendere ed amare?
Oggi è il primo giorno di ciò che mi resta da vivere. Non vuol dire un cazzo, ma sul momento fa un certo effetto. O no?
venerdì 6 agosto 2010
martedì 8 giugno 2010
C'era una volta l'informazione. Forse si, oggi sicuro no.

martedì 23 marzo 2010
venerdì 12 marzo 2010
Di solito non posto ste cose.

Questo blog lo voglio proprio segnalare con un post e non con un semplice link. E' il blog di Sara Protasi giovane filosofa analitica attualmente a Yale. Da cosa si capisce che è un bel blog? Perchè è libero ma nella semplicità dei post si ritrova il life-stile dell'analitico che si apprezza sempre. Se fate una ricerca sul web e scoprite su cosa ha fatto la tesi di dottorato Sara rimarrete incantati. Ah già, questo è il blog.
mercoledì 3 marzo 2010
Drinking philosophers song
sabato 30 gennaio 2010
Lettera dello "pseudo" Capriolo Zoppo al Presidente degli Stati Uniti d'America (1854)
domenica 29 novembre 2009
Biagio Cepollaro, “Nel fuoco della scrittura” in mostra a Milano (da Nazione Indiana)

Inaugurazione 1 Dicembre 2009 alle 18,30
ARCHI GALLERY OFFICINA DEGLI EVENTI
via Friuli,15, 20135 Milano. Tel 02-70601901
Dopo Roma (La Camera verde, 2008), Napoli (Ilfilodi partenope, 2009), Piacenza (Laboratorio delle Arti, 2009) giunge a Milano la mostra di Biagio Cepollaro Nel fuoco della scrittura, il cui libro omonimo è stato pubblicato da La Camera verde. Si tratta di una quindicina di tavole dipinte di medie e grandi dimensioni, e di una decina di pezzi tra carte e stampe digitali su tela con interventi successivi.
C’è la scrittura, ci sono le ‘cose scritte’ e c’è l’atto dello scrivere, il movimento del braccio e della mano nella percezione del contatto con il supporto.
www.cepollaro.splinder.com
“E c’è un atto dello scrivere che è un vero e proprio atto sacrificale in cui la parola appena scritta è sin dall’inizio solo una traccia e uno strato della nuova (che magari è la stessa) parola scritta e così, tendenzialmente, all’infinito.
L’atto dello scrivere a questo punto è un fare strato su strato che non è cancellazione ma sedimentazione della traccia. Tale sedimentazione è già immagine e visione: quando ciò che conta non è la sua funzione informativa né quella espressiva ma il fisico esserci, il segno di un’invocazione ripetuta, di un’apertura del cuore, di una speranza.
Quando questo fisico esserci è già struttura compositiva, è già senso al di là del significato.
E’ la danza della parola che come per la danza dei dervisci gira in tondo: non è più importante il corpo che si muove, la figura della danza, ma ciò che di questo movimento resta, la scia di un abbandono estatico. E c’è in questo tipo di danza un‘intenzione cosmologica e cosmogonica, il danzatore, ad esempio, mima il moto dei pianeti muovendosi in senso antiorario sul proprio asse.
Anche l’atto dello scrivere può avere la stessa intenzione quando riporta sul piano l’organizzazione di un suono. Millenni testimoniano questa possibilità. Scrivere dimenticando per poter ancora scrivere, come si ara un terreno, nell’estenuazione dell’andare e del venire, del sorgere e del tramontare.”
Biagio Cepollaro, da Nel fuoco della scrittura.
Per la critica sul lavoro pittorico di Cepollaro rimando all’e-book www.cepollaro.it/Recensioni.pdf
mercoledì 26 agosto 2009
La campana del tempio tace, ma il suono continua ad uscire dai fiori.
IL VALORE CONTEMPORANEO DELLA FILOSOFIA:
Il valore contemporaneo della filosofia è spesso messo in discussione; i giovani di oggi, giunti al momento della scelta riguardante i loro studi universitari, sono soliti ridurre la “rosa di possibilità” a quelle che comunemente vengono ritenute le discipline pratiche e utili, ovvero Giurisprudenza, Medicina, Economia, Ingegneria o Architettura;
Come biasimarli ci si chiederà, infondo oggi la società richiede questo, e studiare solo per l’amore che ci lega ad un settore della conoscenza non porta né guadagno economico, né rispettabilità sociale – diciamolo - essere chiamati “Avvocato” o “Ingegnere” dà sempre quel ‘non so ché’ in più.
Cosa si è ottenuto in questo modo?
La risposta è molto semplice: l’ignoranza. Comprimere l’infinità versatilità che può avere un ragazzo di vent’anni all’interno della politica dell’utile, coincide col distruggere tutte le sue speranze, massacrando i suoi talenti e le sue capacità. Questo discorso certo, apparirà ai molti come privo di senso, quale dovrebbe essere la soluzione a tutto ciò? Fare studiare ai propri figli ciò che vogliono rischiando che rimangano disoccupati? SI
Studiare Filosofia (o matematica, fisica, chimica e biologia) “apre il cervello”, libera dalle sovrastrutture, permette al ragazzo di assaporare il piacere della scoperta, e soprattutto, non è vero che rende disoccupati, o almeno è altrettanto “non vero” quanto per altre facoltà; per quanto siano utili Avvocati, Giudici, Medici ecc.. lo sono fino a quando il numero professionale della categoria che rappresentano non diventa esageratamente superiore rispetto a quella che è la possibilità e la necessità che uno stato ha di impiegarli nel loro settore; oggi si assiste ad un “sovraccarico” di alcune professioni, mentre siamo totalmente sprovvisti di ricercatori di Fisica e Chimica, la classe docente è di bassissima qualità, anziana, e non aggiornata alle moderne tecnologie. Se uno stato come l’Italia, storicamente patria di menti straordinarie non “raddrizza il tiro” ci troveremo sommersi dalla mediocrità, le statistiche dei lettori saranno sempre più basse, diminuiranno le tessere nelle biblioteche, le partecipazioni alle conferenze saranno irrisorie ed in modo direttamente proporzionale a questi cali assisteremo all’aumento dei tesserati da stadio, degli acquirenti dei digitali terrestri, dei videogiochi e di tutto ciò che mette in “pausa” il nostro cervello.
La Filosofia oggi, con il suo continuo interrogarsi sul senso delle cose, con il suo naturale sbocco nella Logica e nell’Epistemologia, consente ai giovani di assaporare la libertà intellettuale, la possibilità di costruire autonomamente la propria strada e di affrontare le sfide che la vita gli proporrà con estrema razionalità e serenità. Come diceva Epicuro “l’uomo non smetta mai di fare filosofia” e cosi sarà “come un ‘Dio’ tra gli uomini”.
Leonardo Caffo
Vi sembra in contrasto con qualcosa? Probabilmente, era talmente brutto che è stata una scusa. Forse No.
Alla fine me lo sono publicato da solo, qui. Probabilmente me lo leggerò pure da solo. Spero No.
Il vero problema, e che oggi nulla è più pronto a modificarsi, ne nostro paese è tutto uguale dal 1994, se avessi preso una vacanza di 10 anni e fossi tornato, non avrei notato certo la differenza. Ah, già. Ora c'è l'I-Phone. Tutti sono pronti a parlare, tutti parlano di tutti. Certo, voi direte, parli anche tu. Ma, io il mio parlare, per chi vuole intendere, assomiglia molto di più ad un ascoltare.
Lao-Tzu diceva: "Chi sà tace, Chi non sà parla".
Questo spiega l'eloquenza della nostra classe politica. Possiamo, noi, gente pensante salvarci da ciò?
Ovviamente si. Lettura, meditazione, silenzio e pensiero sono la via del SaToRi.



