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domenica 27 febbraio 2011

Questione di punti di vista ...



Oggi un mio caro amico ha perso il padre improvvisamente. Tante cose peggiori esistono a questo mondo, questo è certo. Ma questa cosa mi ha fatto più male ...
Il mio amico fa economia, ed appartiene alla gente "utile", così almeno dice Kent qua di sopra ma, gratta gratta, nella vita sarà importante, o gratificante, davvero non trovare la fila all'ufficio di collocamento? Credo di no, e non "c'ho" voglia di aggiungere altro, adesso. Adesso sono triste.

giovedì 3 febbraio 2011

Alcune note, nuotanti

Se una pianta non può vivere secondo la propria natura, essa muore; e così un uomo. (Thoreau, dicono)
Ultimamente, diciamolo, ne abbiamo sentite delle belle (e delle brutte, punti di vista). La politica, arte nobile per definizione, sacrificio aristotelico a beneficio della collettività si è ridotta, e non solo nel bel paese, ad un modo per far soldi simile, per modi e maniere, ad attività imprenditoriali che si sfidano nella scalata al grattacielo di Horkheimer. Io non entro nel merito delle vicende, di nessuna vorrei dire, puttane e puttanieri, leccaculo e culi-umidi, giornalisti e giornalai. L'essere dotato di critica parola sa, già da solo, commentare quanto le varie agenzie di informazione gli dicono. Il vero problema qui, e non voglio scrivere di filosofia, è che si è perso il dominio d'azione sulle proprie esistenze - uno sbaraglio totale - che mira alla perdizione. Non riusciamo a padroneggiare ciò che, più intimamente, dovremmo riuscire a comprendere: il nostro tempo. Indipendentemente dal fatto che esista, o non esista, una dimensione oggettiva del tempo, indipendentemente dalle questioni fisiche complesse sulla natura di questa entità teorica, il nostro modo di vivere è profondamente malato, davvero malato.
Che ci sia bisogno di un impiego per vivere la vita è già cosa triste di per se ma che, questo tanto ambito impiego, oscilli tra l'inutile ed il violento qui risiede il vero problema. Qualunque cosa si dica, un mondo brutto, pieno zeppo di sofferenze ed ideologie giustificazioniste si erge intorno a noi offuscandoci. Eppure, di fronte alle urla della vita, alle grida dell'esistente, riusciamo solo ad occuparci di epifenomeni di ordine superiore: magistrati, presidenti, aziende ed imbecilli. E poi i dibattiti, le mostre, le conferenze e quante, quante energie indirizzate nel vuoto, perse nell'entropia e quanto poco basterebbe, invece, per bloccare questo scempio per dedicarsi, con pazienza, all'epoché.
Non servono ulteriori considerazioni per cambiare, cambiandosi. Le opinioni, così recitava un'insegna nel parlamento europeo, a ricordo, sono come i chiodi: se ci picchi su, entrano più a fondo nel muro.
Dicotomie inesistenti e falsi miti, esami universitari e conoscenze costruite, di questo abbiamo bisogno nell'alternanza della vita e mentre fuori, il cielo stellato conserva ancora una vista di tutto rispetto, nelle cantine del grattacielo gli animali urlanti, e gli schiavi morenti, ci permettono di continuare a giocare con la nostra vita aspettando, in religioso silenzio, che qualcun0 se la porti via per piangere un po', ed again.

domenica 21 novembre 2010

quiddities, cose da pazzi


Qualcuno dice che i giovani d'oggi non hanno voglia di discutere, di fare. Lo stesso qualcuno dice anche che non ci sono più le mezze stagioni, qui forse dice il vero, forse no.
Comunque, mentre i giovani stanno sdraiati sul divano, e fuori piove d'estate parlano di cose inutili, Dio, Scienza e libero arbitrio (saremo liberi di non avere un libero arbitrio?)
Comunque, registratevi qua, se siete ciovani senza speranza: quiddities!

sabato 13 novembre 2010

Stanchezze

So' stanco ... ecco. Eppure qualcosa, di misterioso, spinge ad andare avanti. Vediamo ...

venerdì 15 ottobre 2010

Ma che è?


Come ormai si sarà capito, ho scritto uno "scritto" e sono, attualmente, in dolce attesa. Pensavo, e non è bello, che tutto ciò che conta quando si scrive, e averlo fatto.
Non è la gloria, nemmeno la volontà di essere letti ... è averlo fatto, tutto qui.
Io ho raccontato alcune immagini della mia mente e forse l'ho fatto bene, o forse no; poco importa.
Se avrò il piacere di ricevere il consenso di un editore ne sarò felice. Ho già idea del secondo romanzo, pure il titolo (credo).
Se così non sarà, continuerò a scrivere e lo farò per me, forse un altro modo di sopravvivere in questo mondo__impugnare carta e penna cominciando a volare; poco importa dove si arriva, l'importante è essere là, nel tunnel della propria mente.
È l'immaginazione che mi guida salvandomi dalla merda ed è per questo che pur vivendoci, beh ... io ancora non ho cominciato a puzzare.
A voi le dinamiche meschine, io "scelgo la vita" e mi piglio di tutto un po'; vorrà dire che lo interpreterò a modo mio.

lunedì 27 settembre 2010

Lambrate mia

Cambiare quartiere in una metropoli è un po' come cambiare città, almeno credo. Sono ormai più di tre anni che vivo a Milano ed ho cambiato tre case, addesso sono approdato a Lambrate.
Girovagando alla ricerca di informazioni sul quartiere che è davvero vicino al centro città, misurazioni a parte, mi sono imbattuto nella comunity "Lambrate città" che rivendica l'indipendenza del quartiere che ho poi scoperto essere un frazione, cose da matti ..
Io, a Lambrate dico, non ci venivo spesso; ogni tanto al birrificio ma mai mi inoltravo nel cuore del quariere. Mi sono dunque deciso, da cittadino Lambro quale sono, ad esplorare il posto.
In una parola: meraviglioso. Via Conte Rosso, nel quale ho la fortuna di stare, rappresenta già da se, con i suoi murales e i suoi bar definiti "luoghi di conversazione", un'anomalia bella e buona.
Il fiume "lambro", il limpido, scorre per il quartiere mostrandosi nell' omonimo parco collinare in cui, inoltrandosi, sembra di stare in aperta campaga. Anche l'aria, misteriosamente, è buona e i Milanesi sanno a cosa mi riferisco. I piccoli negozietti, figli di un epoca passata, rendono piacevole e dolce le passeggiate per le vie del posto in cui, fanatici e non, distribuiscono contro-carte d'identità con su scritto "comune di Lambrate", a rivendicare un'autonomia, tradizionalmente "rossa", dal comune milanese.
Spero di partecipare attivamente alla vita culturale e sociale del quartiere di cui mi sento già, inspiegabilmente, parte annessa e connessa.
La biblioteca, vicino valvassori - peroni, è una perla di funzionalità e cultura adatta anche, ma non soprattutto, agli appassionati di cinema ed arti visive.
E poi, lasciatemelo ridire, il birrificio vicino piazza Gobetti ... una cosa che non vi dico. La Saint'Ambroise o la Lambrate sono le birre più buone che si possano bere da fare invidia, adirittura, alla beona germania. Per finire, ma nel post e non nel quartiere, che molto di più può offrire, visitate il cimitero di Lambrate; cimitero inglese da rara atmosfera paciosa e di nobile speranza; cosa rara nell'epoca del cimitero centro commerciale delle grandi città.
Viva Lambrate, la città nella città!
Ne riparlerò più avanti, scoprendo l'amore per il dettaglio della quotidianeità.

domenica 15 agosto 2010

Spruzzi d'estate

A volte uno si crede stupido e invece è soltanto giovane (Italo Calvino)

Che se uno potesse, l'estate la salterebbe di netto. Io la mia la passo discretamente in generale, anche 'stavolta non mi lamento, devo dire. Turchia come viaggio d'effetto, Istanbul e interno Asia, la parte più bella secondo me, come l'interno coscia dal resto. Ma l'allontanamento da Milano che pesa ma peserebbe anche se non ci fosse si gioca tutto qui, in Sicilia, Catania di base ma si gironzola, di gusto aggiungerei. Ortigia oggi ce la siamo pappata con classe sempre con lei, "squadra che vince non si cambia", noi si vince e non cambiamo infatti. Fontanebianche, bella l'acqua eh, per carità .. ma sempre le solite scene, inquietanti: paste al forno, ragazzini impazziti con secchelli colmi di speranze sabbiose, famiglie merdose e insoddisfatte e, infine, un sole che ti cucina a 40° secondo una routine che sa di lenta agonia. Ci siamo fatti Cavagrande e Calamosche, ci faremo la riserva dello Zingaro per prendere il Giorgio nazionale e torneremo a Taormina che ci manca 'ste state, o almeno credo che le manchi o, insomma, doveri coniugali ... brutta bestia!
L'autunno e le foglie che, delicate come piume, ti si poggiano sulla spalla. Il sapore della ripartenza e della filosofia che, in pausa ma pronta, ritorna a scalpitare nel maremagnum della burocrazia meneghina.
E se la vita non fosse com'è, piena di falsi impegni e presunte preoccupazioni che cosa resterebbe dell'uomo che domina dall'alto tutto ciò che non ha saputo, ainoi, comprendere ed amare?
Oggi è il primo giorno di ciò che mi resta da vivere. Non vuol dire un cazzo, ma sul momento fa un certo effetto. O no?

martedì 8 giugno 2010

C'era una volta l'informazione. Forse si, oggi sicuro no.


Anche oggi, ci si è svegliati con una bella notizia. Che bello, siete contenti? Gli israeliani che, voci di corridoio, dicono intolleranti ai seguenti oggetti : ago e filo, gomme per cancellare, libri, stoviglie, coperte, occhiali, sedie a rotelle e farmaci hanno pensato, con stile va detto, di assaltare una nave aiuti … è strage. Che cazzo volevano ’sti attivisti pro – palestina? Netanyhau: pieno appoggio ai militari.Appunto, pieno appoggio. 1o morti. 4 Italiani a bordo. Per dirla con Alfredo Mantica (sottosegretario agli esteri) ”Se la sono cercata”.
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Alle 17.29, a palazzo Madama è in corso la discussione del ddl intercettazioni. Siete contenti? Così la gente la smette di intercettare povere persone. Protezione civile e puttane … “Dove sono finiti i preservativi?”. Berlusconi e le richieste di masturbazioni alla Daddario“Toccati un po’, dai”. Che vi frega? Che male c’è? Potrà o no uno portare delle zoccole in un palazzo di stato e scoparsele predicando i valori cristiani, o no? Ah, poi il cognato di Bertolaso deve lavorare no? Famolo lavora a L’Aquila.
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Piazzale Loreto … dove c’è ancora tanto posto.
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A Verona un ragazzo uccide il padre e lo getta nel cassonetto. Riciclaggio.
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Una madre butta la figlia dalla finestra. Mancava l’ascensore.
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Un gay, ma chiamiamolo pure “ricchione del cazzo”, è stato picchiato di fronte al Colosseo. Gladiatori ritornano.
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(il saggio più venduto della settimana è di Diego Fusaro. Bentornata ignoranza)
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Mourinho è al Real. Questo mi consola … è la notizia più cliccata.
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Il direttore del TG5 è un grande. Sapete perché? Con la crisi ha rinunciato ai vini francesi a favore di quelli italiani. E’ bello avere compagnia quando si soffre.
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Bettega lascia la Juve. Era un bomber.
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Il sindaco di Racalmuto confessa: “Troppo stress. Ho fatto uso di Droghe”. Brav’uomo. (ma non si andava in galera?)
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I preti continuano ad incularsi i bambini (questa è scritta con coraggio ed ho paura). Sarà mica così che lo spirito santo ha fecondato la Madonna. AH … ecco perché osso sacro.
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Hanno ucciso un Rumeno a sprangate per 50 euro. Con 100 potete comprare il pacchetto “Olocausto”.
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(se Elio Geramano è intellettuale io sono Dio)
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Come finire quest’articolo … ah già, quel pirla di Derrida. Ora me lo sparo. Pronti?
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“La vita è l’origine non rappresentabile della rappresentazione” (da La scrittura e la differenza – Einaudi, Torino, 1990, traduzione di G. Pozzi)
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{Tutto ciò che avete letto viene da notizie reperibili sui quotidiani. Davvero? Si, davvero}

venerdì 12 marzo 2010

Di solito non posto ste cose.


Questo blog lo voglio proprio segnalare con un post e non con un semplice link. E' il blog di Sara Protasi giovane filosofa analitica attualmente a Yale. Da cosa si capisce che è un bel blog? Perchè è libero ma nella semplicità dei post si ritrova il life-stile dell'analitico che si apprezza sempre. Se fate una ricerca sul web e scoprite su cosa ha fatto la tesi di dottorato Sara rimarrete incantati. Ah già, questo è il blog.

mercoledì 3 marzo 2010

Drinking philosophers song


Immanuel Kant was a real pissant who was very rarely stable. Heidegger,
Heidegger was a boozy beggar who could think you under the table.

David Hume could out-consume Wilhelm Friedrick Hegel.
And Wittgenstein was a beery swine who was just as schloshed as Schlegel.

There's nothin' Nietzsche couldn't teach ya 'bout the raisin' of the wrist.
Socrates, himself, was permanently pissed.

John Stewart Mill, of his own free will, on half a pint of shandy was particularly ill.
Plato, they say, could stick it away; half a crate of whiskey every day.

Aristotle, Aristotle was a bugger for the bottle.
Hobbes was fond of his dram. Rene Descartes was a drunken fart. "I drink therefore I am."

Yes, Socrates, himself, is particularly missed.
A lovely little thinker but a bugger when he's pissed.

sabato 30 gennaio 2010

Lettera dello "pseudo" Capriolo Zoppo al Presidente degli Stati Uniti d'America (1854)

Commossi, purtroppo, da un falso:
Il Grande Capo ci manda a dire che desidera comprare la nostra terra. Il Grande Capo ci manda anche parole di amicizia e di buona volontà, e questo è gentile da parte sua, visto che ha ben poco bisogno della nostra amicizia. Prenderemo in considerazione la proposta perché sappiamo che, se non vendiamo la terra, l'uomo bianco potrebbe prendersela con il fucile.
Come si possono comprare il cielo e il calore della terra? Per noi è un'idea strana. Se non possediamo la freschezza dell'aria e lo scintillio dell'acqua, come possiamo acquistarli?
I morti dell'uomo bianco dimenticano la terra dove sono nati quando vanno a camminare fra le stelle. I nostri morti non dimenticano mai questa magnifica terra, perché essa è parte dell'uomo rosso. Noi siamo parte della terra ed essa è parte di noi. I fiori profumati sono le nostre sorelle; il cervo, il cavallo, la grande aquila...questi sono i nostri fratelli. Le creste rocciose, gli umori dei prati, il calore dei pony e l'uomo...appartengono tutti alla medesima famiglia.
Così, quando il Grande Capo a Washington manda a dire che vuole comprare la nostra terra, chiede molto. Il Grande Capo manda a dire anche che ci farà riservare un posto dove potremo vivere comodamente fra di noi, egli sarà nostro padre e noi i suoi figli. Prenderemo in considerazione la vostra offerta. Ma non sarà facile, perché questa terra ci è sacra Qui e ora faccio di questa la prima condizione...che non ci venga negato il privilegio di recarci a visitare, indisturbati, le tombe degli antenati, degli amici e dei figli.
L'acqua scintillante che scorre nei fiumi e nei torrenti non è semplice acqua, ma il sangue dei nostri antenati. Se vi vendiamo la terra, dovete ricordare che è sacra, dovete insegnare ai vostri figli che è sacra e che ogni pallido riflesso nell'acqua limpida dei suoi laghi racconta gli eventi e le memorie della vita della mia gente. Il mormorio dell'acqua è la voce del padre di mio padre.
I fiumi sono nostri fratelli; essi spengono la nostra sete. I fiumi trasportano le nostre canoe e nutrono i nostri bambini. Se vi vendiamo la nostra terra, dovete ricordare e insegnare ai vostri figli che i fiumi sono nostri fratelli...e vostri; dovete quindi trattare i fiumi con la gentilezza che avreste per un fratello.
L'uomo rosso è sempre fuggito davanti all'uomo bianco, come la mutevole bruma dei monti fugge davanti al bagliore del sole. Ma le ceneri dei nostri padri sono sacre. Le loro tombe sono suolo consacrato e allo stesso modo sono sacre queste colline, questi alberi, questa porzione di terra. Noi sappiamo che l'uomo bianco non capisce il nostro modo di sentire. Per lui un pezzo di terra è uguale all'altro, perché egli è uno straniero che viene nella notte e prende dalla terra quello di cui ha bisogno. La terra non è suo fratello, ma il suo nemico e, dopo averla conquistata, la abbandona.
L'uomo bianco si lascia dietro le tombe dei suoi padri e non se ne cura. Ruba la terra ai suoi figli e non se cura. La tomba del padre e il diritto di nascita del figlio vengono dimenticati. Egli tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo, alla stregua di cose da comprare, saccheggiare e vendere, come pecore e perline luccicanti. La sua fame divora la terra e la rende un deserto. Io non so. Il nostro modo di sentire è diverso dal vostro. La vista delle vostre città ferisce gli occhi dell'uomo rosso. Ma, forse, l'uomo rosso è un selvaggio e non capisce.
Nelle città dell'uomo bianco non c'è un posto tranquillo, un posto dove ascoltare le foglie che si dischiudono in primavera e il frinire delle ali di un insetto.
Ma, forse, è perché sono un selvaggio e non capisco.
Il frastuono delle vostre città ferisce le nostre orecchie. Cosa rimane della vita di un uomo se non può ascoltare il richiamo solitario del succiacapre o le discussioni notturne delle rane attorno a uno stagno? Io sono un uomo rosso e non capisco.
Gli indiani preferiscono il soffice sospiro del vento sulla superficie dello stagno e l'odore di quel vento, lavato dalla pioggia di mezzogiorno o profumato dalla resina dei pini.
Per l'uomo rosso l'aria è preziosa, perché tutte le cose dividono il medesimo respiro; l'animale, l'albero, l'uomo...dividono tutti lo stesso respiro. L'uomo bianco non sembra far caso all'aria che respira. Come l'uomo che agonizza, non si accorge del proprio fetore.
Ma se vi vendiamo la nostra terra, dovete ricordare che per noi l'aria è preziosa, che lo spirito dell'aria è lo stesso della vita che essa sostiene. Il vento che ha dato a mio nonno il primo respiro ha raccolto anche il suo ultimo sospiro.
E se vi vendiamo la nostra terra, dovete mantenerla separata e sacra, un posto dove persino l'uomo bianco possa assaporare la brezza addolcita dalla fragranza dei fiori.
Prenderemo in considerazione la vostra proposta di acquistare la nostra terra. Se decideremo di accettarla, io porrò un'altra condizione: l'uomo bianco deve trattare gli animali di questa terra come fratelli. Io sono un selvaggio e non capisco nessun altro modo di vivere. Ho visto i bufali marcire a migliaia nelle praterie, uccisi dall'uomo bianco che passava sul treno. Io sono un selvaggio e non capisco come il cavallo di ferro fumante possa essere più importante del bufalo che noi uccidiamo solo per sopravvivere.
Cos'è l'uomo senza gli animali? Se tutti gli animali sparissero, l'uomo morrebbe di una grande solitudine dello spirito. Perché tutto quello che accade agli animali presto accade anche all'uomo. Tutte le cose sono collegate.
Dovete insegnare ai vostri bambini che il terreno sul quale camminiamo è formato dalle ceneri dei vostri nonni. Affinché rispettino la terra, dite loro che è ricca delle vite della vostra gente. Insegnate ai vostri bambini quel che noi abbiamo insegnato ai nostri, che la terra è la nostra madre. Quel che avviene alla terra, avviene ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su loro stessi.
Questo noi lo sappiamo: non è la terra che appartiene all'uomo, ma l'uomo alla terra. Questo lo sappiamo.
Tutte le cose sono collegate, some il sangue che unisce i membri di una stessa famiglia. Tutte le cose sono collegate. Quel che avviene alla terra, avviene ai figli della terra. L'uomo non tesse la sua trama della vita, ne è semplicemente uno dei fili. Qualsiasi cosa fa alla tela, la fa a se stesso.
Ma noi prenderemo in seria considerazione l'offerta di andare nella riserva che avete pronta per la mia gente. Vivremo separati e in pace. Ha poco importanza dove trascorrere i giorni che ci restano: non sono molti. I nostri figli hanno visto i loro padri umiliati nella sconfitta. I nostri guerrieri hanno conosciuto la vergogna, e da dopo la sconfitta trascorrono le giornate nella pigrizia, ubriacandosi. Ancora qualche ora, ancora qualche inverno e nessuno dei bambini delle grandi tribù, che un tempo abitavano questa vasta terra e che ora si aggirano in piccole bande fra i boschi, sarà lasciato a piangere sulle tombe di una gente una volta potente e piena di speranza come la vostra.
Ma perché dovrei addolorarmi per la scomparsa della mia gente? Le tribù sono fatte di individui, e non sono di loro migliori. Gli uomini vengono e vanno, come onde del mare. E l'ordine della Natura. Perfino l'uomo bianco, che ha parlato e camminato a fianco del suo Dio come amico, non può essere esentato da questo destino. Potremmo essere fratelli, dopotutto. Staremo a vedere.
Una cosa sappiamo, che forse un giorno l'uomo bianco scoprirà...il nostro Dio è lo stesso Dio. Ora voi pensate di possederlo, come volete possedere la nostra terra, ma non potete. Egli è il Dio degli uomini, e la sua compassione è uguale per l'uomo rosso e per l'uomo bianco. Questa terra gli è preziosa e offendere la terra significa mancare di rispetto al suo Creatore.
Anche i bianchi passeranno; forse prima di tutte le altre tribù. Contamina il tuo letto e una notte soffocherai nei tuoi stessi rifiuti.
Ma nel vostro perire, scintillerete vivamente, infiammati dalla forza del Dio che vi ha portati qui e, per qualche speciale motivo, vi ha dato dominio su questa terra e sull'uomo rosso. Un destino che ci è misterioso, perché noi non comprendiamo tutti i bufali uccisi, i cavalli selvaggi domati, gli angoli segreti delle foreste pieni dell'odore di molti uomini e il profilo delle fertili colline deturpato dai fili parlanti.
Dov'è il boschetto? Sparito.
Dov'è l'aquila? Sparita.
La fine della vita è l'inizio della sopravvivenza.
Così prenderemo in considerazione la vostra offerta di comprare la nostra terra. Se acconsentiremo, sarà solo per assicurarci la riserva che promettete. Là, forse, potremo finire di vivere i nostri brevi giorni come desideriamo. Quando l'ultimo uomo rosso se ne sarà andato dalla faccia della terra, quando la sua memoria fra gli uomini bianchi sarà diventata un mito, queste riserve brulicheranno degli invisibili morti della mia tribù. Loro amano questa terra come un neonato ama il battito del cuore della madre.
L'uomo bianco non sarà mai solo. Fate che sia giusto e gentile nel trattare la mia gente, perché i morti non sono privi di potere.
Morti ho detto? La morte non esiste. Solo un cambiamento di mondi!
Se vi venderemo la nostra terra, amatela come noi l'abbiamo amata. Curatela come noi l'abbiamo curata. Conservate nella mente il ricordo di questa terra, così com'è, quando la prenderete.
E con tutta la vostra forza, con tutta la vostra mente, con tutto il vostro cuore, preservatela per i vostri bambini e amatela...come Dio ama noi. Una cosa sappiamo: il nostro Dio è lo stesso Dio. Questa terra Gli è preziosa.

domenica 29 novembre 2009

Biagio Cepollaro, “Nel fuoco della scrittura” in mostra a Milano (da Nazione Indiana)


Inaugurazione 1 Dicembre 2009 alle 18,30
ARCHI GALLERY OFFICINA DEGLI EVENTI
via Friuli,15, 20135 Milano. Tel 02-70601901

Dopo Roma (La Camera verde, 2008), Napoli (Ilfilodi partenope, 2009), Piacenza (Laboratorio delle Arti, 2009) giunge a Milano la mostra di Biagio Cepollaro Nel fuoco della scrittura, il cui libro omonimo è stato pubblicato da La Camera verde. Si tratta di una quindicina di tavole dipinte di medie e grandi dimensioni, e di una decina di pezzi tra carte e stampe digitali su tela con interventi successivi.

C’è la scrittura, ci sono le ‘cose scritte’ e c’è l’atto dello scrivere, il movimento del braccio e della mano nella percezione del contatto con il supporto.
www.cepollaro.splinder.com

“E c’è un atto dello scrivere che è un vero e proprio atto sacrificale in cui la parola appena scritta è sin dall’inizio solo una traccia e uno strato della nuova (che magari è la stessa) parola scritta e così, tendenzialmente, all’infinito.
L’atto dello scrivere a questo punto è un fare strato su strato che non è cancellazione ma sedimentazione della traccia. Tale sedimentazione è già immagine e visione: quando ciò che conta non è la sua funzione informativa né quella espressiva ma il fisico esserci, il segno di un’invocazione ripetuta, di un’apertura del cuore, di una speranza.

Quando questo fisico esserci è già struttura compositiva, è già senso al di là del significato.
E’ la danza della parola che come per la danza dei dervisci gira in tondo: non è più importante il corpo che si muove, la figura della danza, ma ciò che di questo movimento resta, la scia di un abbandono estatico. E c’è in questo tipo di danza un‘intenzione cosmologica e cosmogonica, il danzatore, ad esempio, mima il moto dei pianeti muovendosi in senso antiorario sul proprio asse.

Anche l’atto dello scrivere può avere la stessa intenzione quando riporta sul piano l’organizzazione di un suono. Millenni testimoniano questa possibilità. Scrivere dimenticando per poter ancora scrivere, come si ara un terreno, nell’estenuazione dell’andare e del venire, del sorgere e del tramontare.”

Biagio Cepollaro, da Nel fuoco della scrittura.

Per la critica sul lavoro pittorico di Cepollaro rimando all’e-book www.cepollaro.it/Recensioni.pdf

mercoledì 26 agosto 2009

La campana del tempio tace, ma il suono continua ad uscire dai fiori.

La storia di cui vogliamo parlare, e su cui è bene riflettere, è la storia della società occidentale, la storia della nostra Italia, una storia fatta di ignoranza e presunzione. Un giorno scrivo questo articolo, lo mando a republica, al corriere, alla stampa. Mi arriva una mail da uno di questi giornali che per correttezza non dirò che mi dice, che il mio scritto presenta spunti interesanti, ma che in quanto in conflitto con le tendenze odierne non ha alcun senso publicarlo. Questo, era il mio articolo, tralaltro onestamente parecchio brutto:

IL VALORE CONTEMPORANEO DELLA FILOSOFIA:

Il valore contemporaneo della filosofia è spesso messo in discussione; i giovani di oggi, giunti al momento della scelta riguardante i loro studi universitari, sono soliti ridurre la “rosa di possibilità” a quelle che comunemente vengono ritenute le discipline pratiche e utili, ovvero Giurisprudenza, Medicina, Economia, Ingegneria o Architettura;

Come biasimarli ci si chiederà, infondo oggi la società richiede questo, e studiare solo per l’amore che ci lega ad un settore della conoscenza non porta né guadagno economico, né rispettabilità sociale – diciamolo - essere chiamati “Avvocato” o “Ingegnere” dà sempre quel ‘non so ché’ in più.

Cosa si è ottenuto in questo modo?

La risposta è molto semplice: l’ignoranza. Comprimere l’infinità versatilità che può avere un ragazzo di vent’anni all’interno della politica dell’utile, coincide col distruggere tutte le sue speranze, massacrando i suoi talenti e le sue capacità. Questo discorso certo, apparirà ai molti come privo di senso, quale dovrebbe essere la soluzione a tutto ciò? Fare studiare ai propri figli ciò che vogliono rischiando che rimangano disoccupati? SI

Studiare Filosofia (o matematica, fisica, chimica e biologia) “apre il cervello”, libera dalle sovrastrutture, permette al ragazzo di assaporare il piacere della scoperta, e soprattutto, non è vero che rende disoccupati, o almeno è altrettanto “non vero” quanto per altre facoltà; per quanto siano utili Avvocati, Giudici, Medici ecc.. lo sono fino a quando il numero professionale della categoria che rappresentano non diventa esageratamente superiore rispetto a quella che è la possibilità e la necessità che uno stato ha di impiegarli nel loro settore; oggi si assiste ad un “sovraccarico” di alcune professioni, mentre siamo totalmente sprovvisti di ricercatori di Fisica e Chimica, la classe docente è di bassissima qualità, anziana, e non aggiornata alle moderne tecnologie. Se uno stato come l’Italia, storicamente patria di menti straordinarie non “raddrizza il tiro” ci troveremo sommersi dalla mediocrità, le statistiche dei lettori saranno sempre più basse, diminuiranno le tessere nelle biblioteche, le partecipazioni alle conferenze saranno irrisorie ed in modo direttamente proporzionale a questi cali assisteremo all’aumento dei tesserati da stadio, degli acquirenti dei digitali terrestri, dei videogiochi e di tutto ciò che mette in “pausa” il nostro cervello.

La Filosofia oggi, con il suo continuo interrogarsi sul senso delle cose, con il suo naturale sbocco nella Logica e nell’Epistemologia, consente ai giovani di assaporare la libertà intellettuale, la possibilità di costruire autonomamente la propria strada e di affrontare le sfide che la vita gli proporrà con estrema razionalità e serenità. Come diceva Epicuro “l’uomo non smetta mai di fare filosofia” e cosi sarà “come un ‘Dio’ tra gli uomini”.

Leonardo Caffo


Vi sembra in contrasto con qualcosa? Probabilmente, era talmente brutto che è stata una scusa. Forse No.

Alla fine me lo sono publicato da solo, qui. Probabilmente me lo leggerò pure da solo. Spero No.

Il vero problema, e che oggi nulla è più pronto a modificarsi, ne nostro paese è tutto uguale dal 1994, se avessi preso una vacanza di 10 anni e fossi tornato, non avrei notato certo la differenza. Ah, già. Ora c'è l'I-Phone. Tutti sono pronti a parlare, tutti parlano di tutti. Certo, voi direte, parli anche tu. Ma, io il mio parlare, per chi vuole intendere, assomiglia molto di più ad un ascoltare.

Lao-Tzu diceva: "Chi sà tace, Chi non sà parla".

Questo spiega l'eloquenza della nostra classe politica. Possiamo, noi, gente pensante salvarci da ciò?

Ovviamente si. Lettura, meditazione, silenzio e pensiero sono la via del SaToRi.