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lunedì 27 dicembre 2010

Pubblicità, se non lo vedi non ci credi.

Questo pezzo lo avevo scritto per La Voce dei Senza Voce un po' di tempo fa, e si vede. Tra una cosa a l'altra anche questo non è andato in stampa ed è finito nella mia fatidica cartella "lavori minori senza collocazione". Lo colloco qua, e buonanotte.

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Per quanto fervida possa essere la nostra immaginazione ci sono cose a cui non possiamo arrivare da soli, informazioni sugli stati di cose del mondo che hanno bisogno di essere svelati, chiariti ed esplicitati. Per quanto possa sembrare immediato vedere in una bistecca un pezzo di cadavere o in una pelliccia la sofferenza dei visoni, le cose non stanno esattamente così. Obliterare è il compito che spetta alla “mano invisibile” della società, così avremo polpette invece di brandelli, hamburger invece di scarti, inserti in camoscio invece che in pelliccia di animali squartati e così via. Facciamola breve, e se ci sono filosofi che leggono mi perdonino. Oggi assistiamo ad un teatro di maschere e travestimenti linguistici per cui le cose, sono “altro” rispetto alla loro natura. Nella società dei consumi la pubblicità svolge un ruolo fondamentale, trasmettere a potenziali acquirenti (o fruitori in generale) informazioni svolte alla promozione di un determinato oggeto X. Ovviamente esistono anche pubblicità prettamente informative anche se in realtà si cela sempre la vendità di qualcosa, ad esempio una campagna a favore della donazione di sangue non vende niente in senso stretto ma vuole comunque attirare potenziali donatori ad un loro “prodotto”, ossia la donazione stessa. Il preambolo dell'articolo, come si è visto, concentrava l'analisi sul nascondimento dei prodotti di origine animale, cosmetici, alimenti, vestiari e chi più ne ha più ne metta. Associazioni animaliste, di varia natura, come LEAL per cui ora scrivo, cercano attraverso campagne pubblicitarie di contribuire come possono al disvelamento degli inganni a cui la società dei consumi ci ha portato. I messaggi sono vari, dalla ribellione alla vivisezione ad una più responsabile alimentazione. Dove va una pubblicità? Va dove la gente può vederla e leggerla, dunque soprattutto in giornali e riviste. Questi giornali, quotidiani soprattutto, pubblicano le pubblicità delle varie associazioni e tutti possono sapere cosa succede … No, non va così purtoppo e le campagne animaliste, nella loro prima versione (talvolta anche nella seconda), vengono continuamente rifiutate. Perché? Viene spontaneo domandarselo ma la risposta è molto articolata ed ha a che fare con quella “mano invisibile” di cui parlavo inizialmente. Sia chiaro, nessuno vuole essere complottista; l'analisi che faccio in questa sede muove da alcuni dati sul respingimento di pubblicità promosse da associazioni animaliste da parte di alcuni importanti quotidiani. Il comunicato stampa emesso da Campagne per gli animali in data 10 Giugno 2010 per annunciare la pubbblicazione della reclame “Ti guardano tutti negli occhi” su La Repubblica riporta il seguente dato, sia La Repubblica stessa che altri quotidiani quali, Corriere della Sera, La Stampa, Il fatto quotidiano hanno rifiutato di pubblicare la campagna nella versione originale in cui era stata pensata dagli autori mentre, nella sua versione riveduta, solo La Repubblica, infatti, ha accettato il lavoro. La pubblicazione del messaggio sul quotidiano è costata 7500 euro ed è stato, probabilmente, uno dei primi messaggi volti alla comunicazione dell'antispecismo in un quotidiano nazionale a grande tiratura. I rifutui dei quotidiani si concentrano principalmente sul contenuto troppo “forte” delle immagini proposte dagli animalisti ma attenzione, questo contenuto non è altro che la verità. Gli animalisti, e le associazioni che si fanno portavoci, non ritoccano mai le immagini perché, purtroppo, non ne hanno bisogno. Negare alla gente di vedere quelle immagini significa negargli la verità, le foto di animali squartati, torturati e vivisezionati sono il ritratto di ciò che accade constantemente in tutto il mondo. Chi non vuole rendere pubblico ciò che accade, non rende pubblica la verità. Nel dialogo La Repubblica il filosofo greco Platone narra, tra le cose, il suo mito più celebre quello della caverna che non racconterò, per esigenze di spazio, nella sua integrità ma che parafrasando possiamo immaginare come una rifessione sulla scoperta della realtà delle cose che ci circondano; viviamo in una caverna incatenati in cui tutto sembra avere una forma diversa e distorta rispetto alla natura intrinseca delle cose, liberati dalla caverna ciò che troviamo è la realtà nella sua brutalità. Per esigenze come le nostre, dentro la caverna si parlerà di spiedini e hamburger, fuori di cadaveri e sofferenza. I quotidiani che si rifiutano di pubblicare le campagne animaliste sono i guardiani di questa caverna, accecati dalla ignoranza e dal rispetto per le gerarchie contribuiscono, inconsapevolmente, a mantere tacite e silenziose tutte le pratiche di sofferenza attuate sugli animali. Impedire la conoscenza delle cose e impedire all'umanità di avvicinarsi alla libertà.

mercoledì 8 dicembre 2010

Risposta ad un'insolita lettera del Giornale

Queste righe vorrebbero essere una replica alla lettera che compare qui.
Inviata a Mario Cervi, che ci aveva invitato a rispondere, non è stata mai pubblicata.

Che il nostro tempo sia pieno di “follie” ne siamo certi. Che autorevoli filosofi abbiano cercato di giustificare dei massacri… anche di questo non possiamo dubitare. D’altra parte sappiamo bene che anche degli uomini normali c’è poco da fidarsi: "La società fa gran conto del suo uomo normale: educa i fanciulli a smarrire se stessi e a divenire assurdi e ad essere così normali. Gli uomini normali hanno assassinato 100 milioni circa di loro simili uomini normali negli ultimi cinquant'anni", scriveva ormai quasi mezzo secolo fa Richard Laing e il massacro dei normali continua indisturbato. Ma andiamo per punti, o almeno proviamoci.
In un tempo pieno di “follie”, spesso i rimedi sono visti come altrettanto folli e la loro follia risiede, probabilmente, nella volontà, quasi utopica, di modificare strutturalmente lo stato delle cose, non adattandosi ad esso, ma cambiandolo dall'interno. L'animalismo, quello vero, non ha nulla a che fare con “quelle cure disgustose e bamboccesche” verso gli animali da compagnia, men che meno col manifesto della Brambilla dove si chiede di far soffrire un po’ meno gli animali trucidati per le nostre egoiste (e primitive) papille gustative.
L'animalismo, quello vero, quello che, neanche a dirlo, poggia su solide posizioni filosofiche, è sinonimo di antispecismo, un movimento teorico dagli immediati risvolti pratici e morali, che rifiuta la discriminazione, lo sfruttamento ed il massacro degli animali per vestirci,nutrirci, divertirci e per scopi scientifici.Questa discriminazione che - per citare il filosofo Max Horkheimer - ha relegato gli animali nella cantina dell’edificio (un grattacielo) che rappresenta la nostra società umana, fondala sua natura, crudele, sulla credenza che la sola appartenenza ad una diversa specie giustifichi - eticamente - il diritto di disporre della vita, della libertà e del lavoro coatto di un altro essere senziente.
Essere animalisti significa dare voce a chi, della voce, è stato privato. Significa soffrire ogni giorno che passa guardando, inerti, un massacro senza eguali che vede morire, per la sola alimentazione, circa cinquanta miliardi di animali ogni anno. Capite bene? Cinquanta miliardi di esistenze spezzate per nutrire una piccola porzione di umanità. Piccola porzione che, nonostante tutto, continua a gridare l'inno perbenista della fame nel mondo: un problema reale ma che, visto ilnumero di animali massacrati e la grande indifferenza verso questa crudeltà, possiamo “azzardare” creato consapevolmente e messo sulla bilancia nelle discussioni solo per placare la nostra cattiva coscienza nei confronti degli animali non umani. Quanto alle citazioni che il lettore de La Stanza sciorina con incurante superiorità, forse quei filosofi da cui sono tratte bisognerebbe conoscerli un po' meglio (insieme a tutti quelli che hanno fatto della questione animale un tema centrale delle loro speculazioni). Citare Immanuel Kant non è una buona mossa perché il filosofo di Königsberg riteneva che la crudeltà nei confronti degli animali fosse male in quanto preludio della crudeltà sull’uomo. La “rude semplicità” invocata dal lettore de La Stanza, infine, non sappiamo davvero cosa possa significare. Che esseri viventi in grado di soffrire, gioire, provare diversi tipi di dolore, emozionarsi e talvolta parlare (per approfondire invitiamo a consultare gli studi sulla cognizione animale), debbano essere visti come “esseri di limitato valore”, francamente sconforta e terrorizza. Parole simili sono già state pronunciate nel corso della storia (nei confronti di diverse etnie umane) ed è qui inutile ricordare qui come poi siano andate le cose. Essere violenti ed intolleranti nei confronti della differenza denota scarso senso civico, ma soprattutto, la violenza contro gli inermi è accettazione dello sterminio. Visto che la filosofia (quasi fosse un oggetto di cui tutti possiamo abusare) è stata tirata in mezzo, si può concludere questa lettera parafrasando Derrida proprio sul concetto di differenza: l’identità non è qualcosa di dato oggettivamente ma si determina in relazione ad altro, nel differire da sé. In sostanza di “follie”, nel nostro tempo, ne esistono davvero molte, tutto sta nel capire quando, a denunciare queste follie, sono proprio i folli del nostro tempo.

Per Oltre la specie (www.oltrelaspecie.org)
Leonardo Caffo

sabato 2 ottobre 2010

Cosa mangia chi non mangia?

Sono vegano; presentarsi come tale a chi non lo è, spiegando che non ci si alimenta ne di animali ne di derivati, suscita una strana domanda: e che mangi?
Pensare che si possa mangiare solo carne, pesce, uova e formaggi è, oltre che da menti di rara idiozia, terificante dal punto di vista argomentativo. Esistono un'infinita varietà d'ortaggi ma, soprattutto, esistono un'infinita varietà di derivati dagli ortaggi di cui, soia, mopur, tofu, seitan, temphè e muscolo di grano costituiscono le macrofamiglie da cui attingere.
Perché ad oggi, sapendo che si può mangiare bene godendo sia come sapore che di buona salute, si dovrebbe continuare ad uccidere animali indifesi?
La risposta è un misto di idiozia, ignoranza e perseveranza alla crudeltà.
So che ormai un piccolo nucleo di lettori affezzionati legge il mio blog.
Provate una ed una sola settimana a fare i vegani, a mangiare come mangio io, e fatemi sapere cosa provate a sapere che i vostri stomaci non saranno più cimiteri ma che potrete comunque continuare a gustare bistecche e filetti, spezzatini e salumi.
Provate, e se non sapete dove comprare la materia prima: scrivetemi!
P.s quello nella foto è un'ortaggio!

lunedì 16 agosto 2010

Lettera al quotidiano La Sicilia


Apparsa il 17 Agosto sul quotdiano La Sicilia, sezione Catania "Lo dico alla Sicilia"

Si parla sepesso dell'inefficenza dei servizi Catanesi e del malfunzionamento della macchina sociale,
i Siciliani stessi raffrontano la loro condizione con quella settentrionale considerandola inferiore in vari settori, non ultimo quello della pubblica sicurezza.
Vi scrivo questa segnalazione su un fatto accaduto a me e alla mia compagna Flaminia che rappresenta un sentore più che positivo nel maremagnum della città etnea. Da circa sette giorni nel terreno dell'ex cinema ideal tra via Andronico e via Sant'Euplio, un cane legato ad una corda stretta e soffocante, con poco cibo e poca acqua era relegato alla condizione di prigioniero ululando e piangendo durante la notte e soffrendo in silenzio durante il giorno. Dopo giorni di silenzio ci siamo decisi a contattare la Polizia Municipale di Catania e i volontari del Cev, in modo gentile e premuroso hanno accolto la segnalazione e Lunedì 16 Agosto sono intervenuti insieme a vigili del fuoco, protezione ambientale e ambulanza animale liberando il cane, curandolo e portandolo ad un canile che, se pur prigione, sarà per il povero essere vivente sentore di libertà.
La morale è questa. Basta indifferenza nei confronti degli animali che soffrono. Il comune di catania e la polizia sono disponibili ed efficenti nell'aiutare queste povere creature. Vorremo ringraziare di cuore l'Ispettore che ha guidato tutta l'operazione ed il comune di Catania, troppo spesso criticato, per aver risposto così velocemente al nostro appello.
Quando vi troverete di fronte ad una scena di animale sofferenza, non voltatevi scuotendo le spalle, ma segnalate ed aiutate un povero indifeso.
Salvare un animale è più importante che discutere, seduti nelle proprie poltrone, dei massimi sitemi e dei problemi presunti del nostro mondo.

Grazie,

Leonardo Caffo e Flaminia Gentile

mercoledì 11 agosto 2010

Semantica della "libera informazione"

Apparso su AgoraVox del 11 Agosto 2010. Originale qui

La semantica è la "scienza del significato". Utlizzare il termine scienza farà arrabbiare Piergiorgio Odifreddi che nell’ultimi numero di L’Ateo si scaglia contro coloro che questa scienza la deturpano prendendo di mira letterati e filosofi. Ne voglia o meno il matematico, la semantica è una scienza complessa ed articolata con una storia ramificata (almeno) tra strutturalismo, innatismo, cognitivismo e comportamentismo. Si può avere una semantica di lingue naturali o artificiali, di espressioni non verbali e di altri sistemi comunicativi semplici o meno. Quella che propongo qui è una semantica, in senso volgare, del sistema in cui siamo inseriti come fruitori di notizie, "la libera informazione".
Nonostante delle credenziali decenti, l’articolo che leggete lo scrivo per una testata giornalistica "minore", definita partecipativa. Il Sole24 ore o il Corriere della Sera, difficilmente prenderebbero in considerazione qualcosa del genere per la pubblicazione.
Il giornalismo lo fanno i giornalisti, così come al macello stanno i macellatori. Rimane il dubbio, ormai consolidato che questo sistema di categorizzazione abbia definitivamente fallito e che, menti pensanti, le informazioni se le cerchino in modi alternativi a telegiornali e testate ufficiali.
Le statistiche di lettura di AgoraVox sono impressionanti, davvero. La pluralità di punti di vista sembra oggi essere molto più ricercata di questa o quella firma autorevole (e che cosa renda autorevoli, ce lo chiediamo unn po’ tutti).
Il "significato" delle informazioni gode di una strana natura. La stessa identica notizia, riportata da varie testate vanta una trasformazione che se non fosse per un nucleo semantico invariato, stenteremmo a riconoscere come identica. Il problema della traduzione in una stessa lingua non è meno complesso che quello tra lingue diverse e, nello specifico, la "parafrasi" sembra essere uno sport molto praticato dai giornalisti italiani. "Condannato" viene sostituito con "imputato", "Mafioso" con "Sospettato", "Puttaniere" con "Premier ironico" e tutto si disfa in una rete di denotazioni che perdono la natura stessa delle proprie referenze.
Interroghiamoci un attimo sul senso profondo di comprare giornali come Libero o il Giornale costantemente riproducono fatti trasformandoli in opinioni non suffragate da prove empiriche. Recentemente si è scoperta l’illegalità di Fini che fino a quando è stato dedito allo sport nazione, "leccaculismo" del premier, era un santo mentre adesso è un farabutto. Non solo, se anche fosse vera la storia del cognato, Fini non sarebbe paragnabile neanche lontanamente a Berlusconi per illegalità, eppure le sconsiderate porcherie del nostro presidente rimangono impunite grazie a lodi e compagnie inquietanti.
Quel poco che rimane di "libero" nella informazione è stato massacrato da una legge che rende dubbia persino su questo giornale la pubblicazione di questo innocuo articolo, relegando blog e libertari alla rettifica di scomode ma vere notizie.
Se i semanticisti perdessero il loro tempo analizzando l’informazione italiana probabilmente il dato che ne emergerebbe è che la maggior parte dei votanti è incolta ed ignorante, e che l’informazione dominante lavora fortificando questo dato impressionante.
Lancio da qui, una proposta che mai verrà raccolta. Un test, breve e a risposta multipla da fare per poter votare. Argomento: conoscenza della politica italiana ed internazionale. Come si fa a votare senza conoscere l’oggetto verso cui tende la propria azione?
Se i governanti di turno sono tanto convinti del valore delle loro gesta, perché non provano a conoscere cosa la gente istruita pensa di loro? Ripeto, un piccolo test, non di cultura generale, ma di politica verso chi un voto, a questa politica, lo sta dando.
Platone, pover’uomo, lo sapeva già lui che il bene, a chi non sa cos’è bisogna darlo senza dargli la possibilità d’interrogarsi su cosa sia questo stesso bene.
Se si è convinti del proprio diritto di voto e della propria preparazione politica che paura c’è?
Andiamo a fare questo test tutti insieme, e vediamo come cambierebbe l’inquietante scenario politico dell’Italia ...

domenica 11 luglio 2010

OLS: il nuovo sito con gli aggiornamenti più recenti!


Clicca qui per leggere lo statuto
Oltre La Specie Onlus è un'associazione animalista antispecista fondata nel 2002.
Sono molte le associazioni che si occupano di animali e dei relativi problemi e Oltre La Specie non vuole mettersi in competizione con nessuna di queste ma anzi collaborare con loro nell'organizzazione della sua attività.
Scopo principale dell'associazione è l'informazione e la divulgazione di problemi legati al riconoscimento dei diritti degli animali tramite conferenze, incontri nelle scuole, tavoli per raccolta firme, mostre itineranti, partecipazione a manifestazioni.
I temi sui quali intendiamo lavorare riguardano i diritti degli animali ma anche la coesistenza, per un reciproco benessere, di uomini e animali non umani nel mondo
Clicca qui per il nuovo sito!

mercoledì 16 giugno 2010

Libertà, questa sconosciuta.


Ieri il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d..L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D'Alia (UDC) identificato dall'articolo 50-bis: /Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet; la prossima settimana Il testo approderà alla Camera diventando l'articolo nr. 60. Il senatore Gianpiero D'Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo e ciò la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della"Casta" In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog a disobbedire (o a criticare?) ad una legge che ritiene ingiusta, i /providers/ dovranno bloccare il blog. Questo provvedimento può far oscurare un sito ovunque si trovi, anche se all'estero; il Ministro dell'Interno, in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria, può infatti disporre con proprio decreto l'interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine. L'attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore; la violazione di tale obbligo comporta per i provider una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000. Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni per l'istigazione a delinquere e per l'apologia di reato oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni perl'istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all'odio fra le classi sociali. Con questa legge verrebbero immediatamente ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta ! In pratica il potere si sta dotando delle armi necessarie per bloccare in Italia Facebook, Youtube e tutti i blog che al momento rappresentano in Italia l'unica informazione non condizionata e/o censurata. Vi ricordo che il nostro è l'unico Paese al mondo dove una/media company/ ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento. Il nome di questa /media company/, guarda caso, è Mediaset. Quindi il Governo interviene per l'ennesima volta, in una materia che, del tutto incidentalmente, vede coinvolta un'impresa del Presidente del Consiglio in un conflitto giudiziario e d'interessi. Dopo la proposta di legge Cassinelli e l'istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al "pacchetto sicurezza" di fatto rende esplicito il progetto del Governo di /normalizzare/ con leggi di repressione internet e tutto il istema di relazioni e informazioni sempre più capillari che non si riesce a dominare.Tra breve non dovremmo stupirci se la delazione verrà premiata con buoni spesa! Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet in Italia il governo si ispira per quanto riguarda la libertà di stampa alla Cina e alla Birmania.Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati il blog Beppe Grillo e la rivista specializzata Punto Informatico. Fate girare questa notizia il più possibile per cercare di svegliare le coscienze addormentate degli italiani perché dove non c'è libera informazione e diritto di critica il concetto di democrazia diventa un problema dialettico.

martedì 8 giugno 2010

C'era una volta l'informazione. Forse si, oggi sicuro no.


Anche oggi, ci si è svegliati con una bella notizia. Che bello, siete contenti? Gli israeliani che, voci di corridoio, dicono intolleranti ai seguenti oggetti : ago e filo, gomme per cancellare, libri, stoviglie, coperte, occhiali, sedie a rotelle e farmaci hanno pensato, con stile va detto, di assaltare una nave aiuti … è strage. Che cazzo volevano ’sti attivisti pro – palestina? Netanyhau: pieno appoggio ai militari.Appunto, pieno appoggio. 1o morti. 4 Italiani a bordo. Per dirla con Alfredo Mantica (sottosegretario agli esteri) ”Se la sono cercata”.
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Alle 17.29, a palazzo Madama è in corso la discussione del ddl intercettazioni. Siete contenti? Così la gente la smette di intercettare povere persone. Protezione civile e puttane … “Dove sono finiti i preservativi?”. Berlusconi e le richieste di masturbazioni alla Daddario“Toccati un po’, dai”. Che vi frega? Che male c’è? Potrà o no uno portare delle zoccole in un palazzo di stato e scoparsele predicando i valori cristiani, o no? Ah, poi il cognato di Bertolaso deve lavorare no? Famolo lavora a L’Aquila.
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Piazzale Loreto … dove c’è ancora tanto posto.
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A Verona un ragazzo uccide il padre e lo getta nel cassonetto. Riciclaggio.
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Una madre butta la figlia dalla finestra. Mancava l’ascensore.
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Un gay, ma chiamiamolo pure “ricchione del cazzo”, è stato picchiato di fronte al Colosseo. Gladiatori ritornano.
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(il saggio più venduto della settimana è di Diego Fusaro. Bentornata ignoranza)
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Mourinho è al Real. Questo mi consola … è la notizia più cliccata.
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Il direttore del TG5 è un grande. Sapete perché? Con la crisi ha rinunciato ai vini francesi a favore di quelli italiani. E’ bello avere compagnia quando si soffre.
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Bettega lascia la Juve. Era un bomber.
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Il sindaco di Racalmuto confessa: “Troppo stress. Ho fatto uso di Droghe”. Brav’uomo. (ma non si andava in galera?)
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I preti continuano ad incularsi i bambini (questa è scritta con coraggio ed ho paura). Sarà mica così che lo spirito santo ha fecondato la Madonna. AH … ecco perché osso sacro.
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Hanno ucciso un Rumeno a sprangate per 50 euro. Con 100 potete comprare il pacchetto “Olocausto”.
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(se Elio Geramano è intellettuale io sono Dio)
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Come finire quest’articolo … ah già, quel pirla di Derrida. Ora me lo sparo. Pronti?
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“La vita è l’origine non rappresentabile della rappresentazione” (da La scrittura e la differenza – Einaudi, Torino, 1990, traduzione di G. Pozzi)
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{Tutto ciò che avete letto viene da notizie reperibili sui quotidiani. Davvero? Si, davvero}

sabato 3 aprile 2010

L'intervista (falsa) scomparsa. La solita porcata di Belpietro


«Obama? Una grandissima delusione. Sono stato fra i primi a credere in lui, ad appoggiarlo, ma adesso devo confessare che mi è diventato perfino antipatico». Philip Roth, forse il più illustre dei narratori americani d’oggi, autore di capolavori quali Lamento di Portnoy, Pastorale americana, Zuckerman scatenato e, da poco uscito in Italia, Indignazione, esprime con forza, per la prima volta, il suo giudizio fortemente negativo sull’attuale Presidente Usa. Ci tiene a farlo subito, nella nostra conversazione telefonica.

Quando lo si ascolta parlare, con quella sua voce bassa e appena rauca, in cui le parole escono a ritmo ora velocissimo ora esitante, con quel tono malinconico, inquieto, ma capace d’improvvise, fulminanti, accensioni d’ironia, sembra davvero di essere dentro una delle pagine dei suoi romanzi. È come se quella, proprio quella fosse la voce di tanti personaggi di Philip Roth.

«Arrivato a settantasette anni - spiega - mi piace parlare della realtà che ho attorno, una realtà che mi fa arrabbiare ma che mi interessa ogni giorno di più». E premette che non dirà molto sulla letteratura: «La letteratura mi è indispensabile, è la mia vita, ma non so cosa dirne, ogni discorso sui libri mi sembra superficiale, stupido, e molto noioso».

Parliamo subito di Obama, allora. Perché tanta delusione?

«Perché non ha fatto nulla, in questo primo anno, nulla di rilevante, nulla di diverso da quello che la banale quotidianità del potere lo portava a fare. Si dirà: la riforma sanitaria. Ebbene, quella è un’ottima novità per l’America, ma non basta. Sembra una bandiera sventolata per mascherare il nulla, perché i risultati di questa presidenza per ora sono il nulla».

Lei è stato un acceso sostenitore dell’elezione di questo Presidente…

«Sì, perché nella sua campagna elettorale c’era davvero qualcosa di nuovo, di straordinario. Con quelle sue espressioni “hope” e “change”, ripetute con un’efficacia mai vista, a metà fra il moderno slogan pubblicitario e la cantilena d’uno sciamano, Obama era riuscito a svegliare l’America dal torpore della sua frustrazione, da quel grande senso di impotenza, di ansia, di sfiducia che nell’ultimo decennio ha dominato il Paese. Era stato capace di dare vitalità e slancio a chi lo ascoltava. Non nascondo di essere rimasto quasi incantato a seguire i suoi discorsi, io che non sono certo facile ad entusiasmarmi per le parole… Allora ho creduto, e con me tantissimi americani, che fosse arrivato davvero un tempo nuovo per la politica, un tempo dove creatività e intelligenza si unissero alla capacità di ascoltare la voce di un Paese e di sapervi rispondere».

E invece?

«Invece, niente. Appena eletto, fin dai primi giorni del suo lavoro alla Casa Bianca, Obama si è come fermato, addormentato. Lui, che aveva scosso l’America, si è assopito nei meccanismi del potere. Ha continuato a ripetere le sue frasi più belle della campagna elettorale, ma non ha aggiunto nulla di nuovo, e soprattutto, non ha fatto seguire le azioni. Forse ha cominciato a pesare la sua inesperienza, forse è restato prigioniero di una eccessiva valutazione che la gente aveva di lui. Di fatto, i suoi discorsi hanno preso a girare a vuoto, sempre uguali, accompagnati da gesti, sguardi e sorrisi ormai ripetuti ossessivamente, che prima lo hanno reso simpatico e ora lo rendono fastidioso, quasi antipatico. E i risultati si vedono».

Quali risultati?

«L’America è confusa, frustrata. Quel diffuso senso di paura dell’ignoto, di ansia, di impotenza che l’11 settembre ha contribuito in modo decisivo a scatenare, lacerando le certezze, devastando insieme alle torri di New York anche la percezione che il Paese aveva di sé e della propria forza, è rimasto. Anzi, la crisi economica, figlia in qualche modo di quell’insicurezza, di quella sfiducia che regnano nelle persone, ha addirittura peggiorato le cose».

Obama ha deluso anche in politica estera?

«Sì. Con Bush vigeva la logica dell’intervento militare, della lotta contro il terrorismo fatta con le invasioni militari. Una logica a mio avviso sbagliata, e che si è dimostrata perdente. Ma almeno, chiara. Quale è la strategia di Obama? Nessuno ancora lo sa. Parla di dialogo, e va benissimo. Ma di fatto Al Qaeda è sempre più forte e organizzata, un regime pericoloso e delirante come quello iraniano sta attrezzandosi con l’arma nucleare e si attrezza per colpire Israele, e lui, il presidente, sembra eludere il problema. Con l’Iran un giorno sembra voler aprire una trattativa (ma non si può aprire una trattativa con chi è, in tante cose, l’erede dei nazisti!), e il giorno dopo riafferma la necessità della fermezza. Cosa vuole fare in Afghanistan? Nuove truppe o disimpegno? Approva e sostiene il governo israeliano o sta dando ragione ai palestinesi? Impossibile rispondere. Ma un dato di fatto è certo, e Obama mostra di non tenerne conto».

Cioè?

«Cioè che, come l’11 settembre ha dimostrato, oggi il nemico vero, paragonabile al nazismo degli anni Trenta, è l’estremismo religioso e sanguinario, il terrorismo soprattutto di matrice islamica. A mio avviso, il dialogo non serve. E con chi si dialogherebbe, del resto? Ma nemmeno serve, come faceva l’amministrazione Bush, invadere Stati, intervenire militarmente. Serve, piuttosto, un sostegno effettivo a quelle forze che, all’interno dei Paesi dove il fondamentalismo è più forte o dove è addirittura regime al potere, si battono per contrastarlo. E, insieme, dare più forza, poteri e credibilità all’Onu, riformandolo completamente. Quello che è meno utile, è questa confusione, questa assenza di una linea chiara nella politica estera americana: questo fa contenti gli oltranzisti e i terroristi, indebolisce chi vi si oppone, e, a livello interno, fa sentire l’America sempre più sbandata, sempre più cupa».

Come vede l’Europa?

«Politicamente, mi sembra che l’Europa non ci sia, non decida nulla, non conti nulla. L’Europa è la sua cultura, la sua storia. E di questa cultura, di questa storia, dovrebbe essere più fiera, mantenendo una sua peculiarità, una sua autenticità, senza diventare, chissà poi perché, seguace di mode e modelli che vengono da fuori. A me, come americano, l’Europa piace e incanta se è sé stessa, non una mal riuscita imitazione dell’America».

Capisco la sua volontà di non parlare di letteratura. Ma non resisto. Posso chiederle chi sono, oggi, i suoi autori preferiti?

«Sto rileggendo Singer, e lo trovo sempre più grande. Splendido e tristissimo. Ma non mi chieda di più».

Chi riconosce come suo maestro?

«Ecco, mi aspettavo la domanda. Il problema è che, quando scrivo, la scrittura nasce da un’esigenza di raccontare, troppo forte per essere frenata anche se a volte mi capita di fermarmi, di non riuscire ad andare avanti, di sentire che tutto è finito, che l’angoscia che ho dentro non lascia più posto alle storie, che le storie possibili sono state tutte uccise, costrette a non esistere, a non nascere. Quando attraverso quei momenti, e negli anni sono diventati più frequenti, a volte basta la frase di un romanzo che mi torna alla mente, la battuta di un personaggio in un libro, per tirarmi fuori dal buio, per ridarmi la possibilità e la capacità di scrivere. Ecco: l’autore di quella frase, di quella battuta, è in quel momento il mio indispensabile maestro. Un momento può essere Cechov, un altro Saul Bellow, un altro ancora, appunto, Singer. Posso risponderle solo così».

E Bernard Malamud?

«Riconosco di dovergli molto. È un autore che talvolta, a leggerlo, lascia senza fiato. Cosa gli devo e perché, lo lascio dire ai critici. Loro scoprono cose straordinarie, di cui noi autori neppure ci accorgiamo…».

Lei è da anni candidato al Nobel. Ma il premio non è mai arrivato. Come giudica questa ripetuta esclusione?

«Non ritengo che il mio pessimismo, la mia indignazione, la mia rabbia siano da Nobel, gli accademici svedesi hanno altri gusti, altri parametri… Ognuno fa le scelte che vuole, e non sono certo io a giudicarle giuste o sbagliate. Se cambieranno idea, andrò a Stoccolma e sarò contento di ricevere il premio. Però mi creda: non ci penso mai, anzi, questo diluvio di ipotesi che ogni anno mi arriva addosso con i primi freddi dell’autunno mi disturba non poco, non sopporto questo gioco delle candidature. Diano il Nobel a chi vogliono e basta così».

mercoledì 3 febbraio 2010

L'intelligenza dei vegetariani (da vegan italia)

l Corriere della Sera il 7 gennaio 2007 ha pubblicato un breve articolo dal titolo “I più intelligenti scelgono la dieta vegetariana” in cui sta scritto: Chi ha un buon quoziente intellettivo (QI) a dieci anni ha maggiore probabilità di diventare vegetariano da grande.

Lo suggerisce uno studio pubblicato sulla rivista British Medical Journal. La ricerca ha preso in considerazione oltre ottomila uomini e donne (dei quali si conosceva il quoziente intellettivo a dieci anni) che a trenta hanno risposto ad un questionario sulla loro propensione al vegetarismo.

Sulla rivista settimanale “Viversani” del 12 stesso anno, viene ripreso l’argomento con un articolo dal titolo “Vegetariani, da bambini erano più intelligenti” in cui si dice: Secondo uno studio pubblicato sul British Medical Jiurnal chi diventa vegetariano prima dei 30 anni, probabilmente da bambino aveva un quoziente intellettivo superiore al normale (con una media di 5 punti in più). Lo studio ha coinvolto più di 8.000 persone che all’età di 10 anni erano state sottoposte ad un test di intelligenza. Dopo 20 anni è stato preso in considerazione il loro tipo di alimentazione. Si è scoperto che i maschi vegetariani avevano totalizzato 106 punti, contro i 101 dei non vegetariani, mentre le donne vegetariane 104 punti contro i 99 delle non vegetariane. I ricercatori sostengono che questa è la dimostrazione scientifica del fatto che le persone più intelligenti sono anche le più sane (eliminare la carne, infatti, porterebbe benefici a cuore e arterie).

Da notare che se basta essere vegetariani per aumentare la propria positiva intelligenza con l’essere vegani non si può che ottenere il massimo dei benefici. Infatti il prof. Armando D’Elia nel suo libro “Miti e realtà dell’alimentazione umana” dichiara: Ricercatori dell’Università di Oxford, dopo una lunga serie di test condotti su studenti, hanno individuato il rapporto esistente tra il pH del sangue che nutre il cervello e l’acume intellettivo rivelando che tale acume aumenta proporzionalmente alla “basicità” del sangue che arriva al cervello. L’alimentazione tradizionale, a causa soprattutto della carne è, in quanto a rendimento finale, acidogena, con un pH sensibilmente inferiore a 7. Il sangue dell’uomo in salute richiede in permanenza un pH alcalino superiore a 7, aggiratesi all’incirca su 7,35. Se tali riserve mancano o sono insufficienti l’organismo ricorre alle sue riserve alcaline prelevando il calcio e il magnesio dalle ossa, dei denti, delle unghie ecc. provocando osteoporosi, carie dentarie ecc.. Acidificanti sono, oltre allacarne e al pesce, anche i cereali e i loro derivati, formaggi, legumi, zucchero industriale, le uova, il caffè l’alcol, l’aceto, lo yogurt. Sono invece alcalinizzanti tutta la frutta fresca, la frutta secca, tutti gli ortaggi a foglia o a radice,le mandorle, le patate.Lla scoperta degli scienziati di Oxford ci permette ora di sostenere con maggiore convinzione che il vegetarismo aumenta, oltre la speranza di vita anche la nostra intelligenza.Da rammentare, inoltre, che l’energia necessaria all’attività dei 100 miliardi di cellule mediamente presenti nel cervello umano è fornita da circa 200 grammi quotidiani di glucosio, combustibile ricavabile solo dagli alimenti di origine vegetale (ad eccezione del latte che lo contiene combinato con il galattosio).
Poi il prof. D’Elia riporta nel suo libro un lunghissimo elenco di illustri personaggi della storia (filosofi, santi, eroi, scienziati, poeti, scrittori ecc. ecc. i pilastri della cultura e della spiritualità universale del mondo, che sono stati, o sono, vegetariani. Ed egli sostiene che sia stata proprio il tipo di alimentazione adottata a favorire in loro lo sviluppo di un’intelligenza fuori dal normale. Io invece sostengo che proprio perché avevano, questi grandi personaggi, un’intelligenza fuori dal normale hanno scelto di essere vegetariani. E se fossimo anche modesti saremmo perfetti.

sabato 30 gennaio 2010

Pericle, Discorso agli ateniesi, 461 a.C.


Qui ad Atene noi facciamo così.

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.

Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.

Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.

Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.

E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.

Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.

Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.

Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Lettera dello "pseudo" Capriolo Zoppo al Presidente degli Stati Uniti d'America (1854)

Commossi, purtroppo, da un falso:
Il Grande Capo ci manda a dire che desidera comprare la nostra terra. Il Grande Capo ci manda anche parole di amicizia e di buona volontà, e questo è gentile da parte sua, visto che ha ben poco bisogno della nostra amicizia. Prenderemo in considerazione la proposta perché sappiamo che, se non vendiamo la terra, l'uomo bianco potrebbe prendersela con il fucile.
Come si possono comprare il cielo e il calore della terra? Per noi è un'idea strana. Se non possediamo la freschezza dell'aria e lo scintillio dell'acqua, come possiamo acquistarli?
I morti dell'uomo bianco dimenticano la terra dove sono nati quando vanno a camminare fra le stelle. I nostri morti non dimenticano mai questa magnifica terra, perché essa è parte dell'uomo rosso. Noi siamo parte della terra ed essa è parte di noi. I fiori profumati sono le nostre sorelle; il cervo, il cavallo, la grande aquila...questi sono i nostri fratelli. Le creste rocciose, gli umori dei prati, il calore dei pony e l'uomo...appartengono tutti alla medesima famiglia.
Così, quando il Grande Capo a Washington manda a dire che vuole comprare la nostra terra, chiede molto. Il Grande Capo manda a dire anche che ci farà riservare un posto dove potremo vivere comodamente fra di noi, egli sarà nostro padre e noi i suoi figli. Prenderemo in considerazione la vostra offerta. Ma non sarà facile, perché questa terra ci è sacra Qui e ora faccio di questa la prima condizione...che non ci venga negato il privilegio di recarci a visitare, indisturbati, le tombe degli antenati, degli amici e dei figli.
L'acqua scintillante che scorre nei fiumi e nei torrenti non è semplice acqua, ma il sangue dei nostri antenati. Se vi vendiamo la terra, dovete ricordare che è sacra, dovete insegnare ai vostri figli che è sacra e che ogni pallido riflesso nell'acqua limpida dei suoi laghi racconta gli eventi e le memorie della vita della mia gente. Il mormorio dell'acqua è la voce del padre di mio padre.
I fiumi sono nostri fratelli; essi spengono la nostra sete. I fiumi trasportano le nostre canoe e nutrono i nostri bambini. Se vi vendiamo la nostra terra, dovete ricordare e insegnare ai vostri figli che i fiumi sono nostri fratelli...e vostri; dovete quindi trattare i fiumi con la gentilezza che avreste per un fratello.
L'uomo rosso è sempre fuggito davanti all'uomo bianco, come la mutevole bruma dei monti fugge davanti al bagliore del sole. Ma le ceneri dei nostri padri sono sacre. Le loro tombe sono suolo consacrato e allo stesso modo sono sacre queste colline, questi alberi, questa porzione di terra. Noi sappiamo che l'uomo bianco non capisce il nostro modo di sentire. Per lui un pezzo di terra è uguale all'altro, perché egli è uno straniero che viene nella notte e prende dalla terra quello di cui ha bisogno. La terra non è suo fratello, ma il suo nemico e, dopo averla conquistata, la abbandona.
L'uomo bianco si lascia dietro le tombe dei suoi padri e non se ne cura. Ruba la terra ai suoi figli e non se cura. La tomba del padre e il diritto di nascita del figlio vengono dimenticati. Egli tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo, alla stregua di cose da comprare, saccheggiare e vendere, come pecore e perline luccicanti. La sua fame divora la terra e la rende un deserto. Io non so. Il nostro modo di sentire è diverso dal vostro. La vista delle vostre città ferisce gli occhi dell'uomo rosso. Ma, forse, l'uomo rosso è un selvaggio e non capisce.
Nelle città dell'uomo bianco non c'è un posto tranquillo, un posto dove ascoltare le foglie che si dischiudono in primavera e il frinire delle ali di un insetto.
Ma, forse, è perché sono un selvaggio e non capisco.
Il frastuono delle vostre città ferisce le nostre orecchie. Cosa rimane della vita di un uomo se non può ascoltare il richiamo solitario del succiacapre o le discussioni notturne delle rane attorno a uno stagno? Io sono un uomo rosso e non capisco.
Gli indiani preferiscono il soffice sospiro del vento sulla superficie dello stagno e l'odore di quel vento, lavato dalla pioggia di mezzogiorno o profumato dalla resina dei pini.
Per l'uomo rosso l'aria è preziosa, perché tutte le cose dividono il medesimo respiro; l'animale, l'albero, l'uomo...dividono tutti lo stesso respiro. L'uomo bianco non sembra far caso all'aria che respira. Come l'uomo che agonizza, non si accorge del proprio fetore.
Ma se vi vendiamo la nostra terra, dovete ricordare che per noi l'aria è preziosa, che lo spirito dell'aria è lo stesso della vita che essa sostiene. Il vento che ha dato a mio nonno il primo respiro ha raccolto anche il suo ultimo sospiro.
E se vi vendiamo la nostra terra, dovete mantenerla separata e sacra, un posto dove persino l'uomo bianco possa assaporare la brezza addolcita dalla fragranza dei fiori.
Prenderemo in considerazione la vostra proposta di acquistare la nostra terra. Se decideremo di accettarla, io porrò un'altra condizione: l'uomo bianco deve trattare gli animali di questa terra come fratelli. Io sono un selvaggio e non capisco nessun altro modo di vivere. Ho visto i bufali marcire a migliaia nelle praterie, uccisi dall'uomo bianco che passava sul treno. Io sono un selvaggio e non capisco come il cavallo di ferro fumante possa essere più importante del bufalo che noi uccidiamo solo per sopravvivere.
Cos'è l'uomo senza gli animali? Se tutti gli animali sparissero, l'uomo morrebbe di una grande solitudine dello spirito. Perché tutto quello che accade agli animali presto accade anche all'uomo. Tutte le cose sono collegate.
Dovete insegnare ai vostri bambini che il terreno sul quale camminiamo è formato dalle ceneri dei vostri nonni. Affinché rispettino la terra, dite loro che è ricca delle vite della vostra gente. Insegnate ai vostri bambini quel che noi abbiamo insegnato ai nostri, che la terra è la nostra madre. Quel che avviene alla terra, avviene ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su loro stessi.
Questo noi lo sappiamo: non è la terra che appartiene all'uomo, ma l'uomo alla terra. Questo lo sappiamo.
Tutte le cose sono collegate, some il sangue che unisce i membri di una stessa famiglia. Tutte le cose sono collegate. Quel che avviene alla terra, avviene ai figli della terra. L'uomo non tesse la sua trama della vita, ne è semplicemente uno dei fili. Qualsiasi cosa fa alla tela, la fa a se stesso.
Ma noi prenderemo in seria considerazione l'offerta di andare nella riserva che avete pronta per la mia gente. Vivremo separati e in pace. Ha poco importanza dove trascorrere i giorni che ci restano: non sono molti. I nostri figli hanno visto i loro padri umiliati nella sconfitta. I nostri guerrieri hanno conosciuto la vergogna, e da dopo la sconfitta trascorrono le giornate nella pigrizia, ubriacandosi. Ancora qualche ora, ancora qualche inverno e nessuno dei bambini delle grandi tribù, che un tempo abitavano questa vasta terra e che ora si aggirano in piccole bande fra i boschi, sarà lasciato a piangere sulle tombe di una gente una volta potente e piena di speranza come la vostra.
Ma perché dovrei addolorarmi per la scomparsa della mia gente? Le tribù sono fatte di individui, e non sono di loro migliori. Gli uomini vengono e vanno, come onde del mare. E l'ordine della Natura. Perfino l'uomo bianco, che ha parlato e camminato a fianco del suo Dio come amico, non può essere esentato da questo destino. Potremmo essere fratelli, dopotutto. Staremo a vedere.
Una cosa sappiamo, che forse un giorno l'uomo bianco scoprirà...il nostro Dio è lo stesso Dio. Ora voi pensate di possederlo, come volete possedere la nostra terra, ma non potete. Egli è il Dio degli uomini, e la sua compassione è uguale per l'uomo rosso e per l'uomo bianco. Questa terra gli è preziosa e offendere la terra significa mancare di rispetto al suo Creatore.
Anche i bianchi passeranno; forse prima di tutte le altre tribù. Contamina il tuo letto e una notte soffocherai nei tuoi stessi rifiuti.
Ma nel vostro perire, scintillerete vivamente, infiammati dalla forza del Dio che vi ha portati qui e, per qualche speciale motivo, vi ha dato dominio su questa terra e sull'uomo rosso. Un destino che ci è misterioso, perché noi non comprendiamo tutti i bufali uccisi, i cavalli selvaggi domati, gli angoli segreti delle foreste pieni dell'odore di molti uomini e il profilo delle fertili colline deturpato dai fili parlanti.
Dov'è il boschetto? Sparito.
Dov'è l'aquila? Sparita.
La fine della vita è l'inizio della sopravvivenza.
Così prenderemo in considerazione la vostra offerta di comprare la nostra terra. Se acconsentiremo, sarà solo per assicurarci la riserva che promettete. Là, forse, potremo finire di vivere i nostri brevi giorni come desideriamo. Quando l'ultimo uomo rosso se ne sarà andato dalla faccia della terra, quando la sua memoria fra gli uomini bianchi sarà diventata un mito, queste riserve brulicheranno degli invisibili morti della mia tribù. Loro amano questa terra come un neonato ama il battito del cuore della madre.
L'uomo bianco non sarà mai solo. Fate che sia giusto e gentile nel trattare la mia gente, perché i morti non sono privi di potere.
Morti ho detto? La morte non esiste. Solo un cambiamento di mondi!
Se vi venderemo la nostra terra, amatela come noi l'abbiamo amata. Curatela come noi l'abbiamo curata. Conservate nella mente il ricordo di questa terra, così com'è, quando la prenderete.
E con tutta la vostra forza, con tutta la vostra mente, con tutto il vostro cuore, preservatela per i vostri bambini e amatela...come Dio ama noi. Una cosa sappiamo: il nostro Dio è lo stesso Dio. Questa terra Gli è preziosa.

domenica 17 gennaio 2010

Spinoza si è superato.

Fino a qui tutto bene
Rosarno, scontri fra cittadini e immigrati. I cittadini sono quelli che sparano.

(E poi dicono che gli italiani sono uniti solo quando ci sono i mondiali)

Nella cittadina calabrese alcuni extracomunitari sono stati feriti da colpi di fucile. I primi timidi tentativi di integrazione.

Stranieri gambizzati, pestati con spranghe o investiti da auto. Non si placa la protesta della società civile.

La fondazione FareFuturo denuncia: "Gli immigrati svolgono lavori ingrati e massacranti, che gli italiani non vogliono più fare". Come protestare contro le ingiustizie.

Gli immigrati: "Intollerabili le condizioni in cui ci fanno vivere". Possibile che la 'ndrangheta non si possa permettere di meglio?

Fucili, barricate, cassonetti dati alle fiamme, folla armata di bastoni e spranghe; a volte giriamo il mondo e non conosciamo ancora le bellezze dell'Italia.

Fermato dalla Polizia l'uomo che ha sparato in aria: "Guardi, si impugna così".

Panico per la reazione degli extracomunitari: una donna a bordo di una Punto è stata aggredita e salvata solo dall'italica compattezza del mezzo.

Immigrati contro polizia, cittadini contro immigrati, polizia contro cittadini. Eppure ci dev'essere un modo per dare la colpa a internet.

Secondo gli investigatori non c'è stato nessun coinvolgimento della criminalità organizzata: sono stati dei comuni stronzi.

Numerosi i feriti nei violenti scontri tra meridionali ed extracomunitari. Dopo aver visto le immagini molti leghisti sono corsi a chiudersi in bagno.

Ora per molti clandestini il timore è di essere rimpatriati. In una bara.

Maroni: "La polizia era sul luogo degli scontri fin dal primo momento". Con i popcorn.

Secondo Maroni è stata l'immigrazione clandestina ad alimentare il degrado a Rosarno. Certo che si stava da dio finché c'era soltanto la mafia.

(Maroni dà la colpa all'immigrazione clandestina. Tanto valeva darla alla deriva dei continenti)

Il Pd dichiara: "Il ministro riferisca in Parlamento". Ehi, stavolta si sono incazzati sul serio!

Centinaia di africani schiavizzati e ridotti a vivere come bestie, raccogliendo agrumi per pochi euro al giorno. Adesso sapete perché la vostra spremuta ha un sapore strano.

(Pensateci: lavorare quindici ore al giorno per venti euro, senza nessuna tutela, spesso nei campi gestiti delle mafie. Che, tra l'altro, non esistono)

Aggredita una troupe de La vita in diretta, in un sussulto di civiltà.

All'origine dell'episodio la domanda scomoda dell'inviato: "Allora, come vanno i saldi quest'anno?".

Sassi anche contro una troupe del Tg2, senza conseguenze. Quelle saranno aggiunte in post-produzione.

(Sassi contro i tg Rai? E poi dicono che al sud non lottano contro l'omertà)

Sugli scontri Feltri ha titolato polemicamente... no, un momento, ma chi cazzo se ne frega di come ha titolato Feltri!

(A onor di cronaca, il titolo del Giornale è "Hanno ragione i negri". Praticamente un'edizione straordinaria)

Ora gli abitanti di Rosarno stanno tornando alla normalità. Si sa, non è gente abituata a sparare agli sconosciuti.

Il cardinal Bertone si è detto preoccupato per le gravi condizioni di lavoro degli immigrati: le arance poi arrivano tutte ammaccate.

Dura omelia del parroco del paese: "Chi è pronto alla violenza contro i più deboli non venga in chiesa". È giustificato.

"I cristiani aiutino chi sbaglia". Mira.

Maroni: "A poco a poco porteremo la situazione alla normalità". Entro il prossimo raccolto.

(da: Spinoza.it)

domenica 10 gennaio 2010

Aplogia del dialogo.

Matematica, che paura o che passione? (RAIeducational)

Odifreddi: Poco, devo dire la verità. Perché è soltanto una parte della matematica quella che ha a che fare col calcolo, dall'abaco, certo, fino al calcolatore, uno strumento molto importante. Però la matematica è più di questo. C'è tutto un aspetto della matematica che ha a che fare anche col mondo esterno. Non soltanto per il ruolo di descrizione della natura, per l'uso cioè della matematica nella fisica o nella chimica. Così si continua a rimanere nella tradizione crociana e gentiliana, mentre la matematica si può usare anche a fini differenti. Per esempio Platone sosteneva che per imparare l'etica c'era bisogno della matematica, perché la matematica insegna appunto concetti come maggiore, minore, più grande, più piccolo, mezzo, giusto, proporzioni, tutti canoni che poi si usano nell'etica. E oggi nella "teoria dei giochi".
Ora, forse, nelle scuole sarebbe utile incominciare anche a insegnare questa matematica un po' moderna. Tipo la 'teoria dei giochi' e l'utilizzo che se ne fa in politica, oppure la matematica della prospettiva, per imparare a guardare i quadri di tutta una tradizione artistica occidentale che passa attraverso una struttura matematica, oppure cose tipo quelle usate nella letteratura dell'Oulipo da persone come Calvino ma anche da Perec. C'è tutta una matematica sommersa che non si pensa nemmeno che possa essere usata a fini umanistici. Quindi credo che concentrarci sull'abaco, o sul computer che è la sua versione moderna, sia un po' riduttivo. C'è il rischio che si finisca per credere che la tecnologia informatica sia il punto d'arrivo dello sviluppo scientifico.

Giorello: Io direi di più, che questa idolatria dello sviluppo tecnologico - "dall'abaco al computer" è il suo slogan, uno slogan molto alla moda - non è altro che, appunto, il rovescio della medaglia crociana. Comunque la matematica non va studiata perché è tecnica o va studiata perché è tecnica, ma siamo sempre lì. Si dimentica tutto l'aspetto qualitativo, non solo quantitativo, della matematica, che è così forte nella geometria contemporanea, nella topologia, nello studio dei sistemi dinamici: sono tutti settori che toccano grossi problemi di natura fisica, dal problema della stabilità del sistema solare, tanto per citare un esempio della filosofia naturale, al problema della stabilità di un mercato, e qui torniamo al contesto dell'economia.
Ora, perché non tener conto anche di questa dimensione qualitativa e dunque essenzialmente conoscitiva della matematica? E' una dimensione che lega la matematica a settori dell'umanesimo, dell'arte ma anche delle scienze sociali, anche alla filosofia. Voglio dire, perché non tornare a gustare il fatto che la matematica ci rende intelligibili situazioni che prima ci sembravano misteriose? Questa bellissima definizione della matematica è stata data da René Thom, uno studioso insignito della Fields Medal.

Odifreddi: Che tu hai intervistato a lungo, tra l'altro.

Giorello: L'ho intervistato a lungo per le sue teorie sulle catastrofi. E direi che ha soprattutto meritato il premio per i suoi grandi lavori in topologia differenziale.
Ecco, non dimenticare che la matematica ci rende intelligibili le cose. Come diceva Galileo, appunto: "Ho un linguaggio di figure e numeri che mi permette di localizzare i concetti". Ma se noi l'attività generativa del calcolo la stacchiamo da questa opera di comprensione, ne facciamo una pura tecnica: avremo dei tecnici bravissimi, ma non dei bravissimi matematici. Aveva ragione Clifford Truesdell, lo storico della meccanica, quando diceva che il calcolatore potrebbe essere anche una rovina dell'intelligenza e non un aiuto per l'intelligenza.

Odifreddi: Una volta ho coniato uno slogan che era ovviamente mutuato da Sartre. Sartre aveva scritto quel libretto negli anni '40-'50 in cui parlava dell'esistenzialismo e che diceva: "L'esistenzialismo è un umanesimo". Ecco, non si può dire che l'esistenzialismo sia una matematica, però si può dire che "la matematica è un umanesimo". È un modo di togliere di mezzo l'aspetto tecnicista della matematica, in quanto supporto della tecnica e delle scienze, e farne un umanesimo. Non magari "l'umanesimo" con l'articolo determinativo, ma almeno uno.

Giorello: Visto che abbiamo citato, nel bene nel male, dei grandi maestri della cultura italiana, citiamone ancora uno, Bruno De Finetti, il creatore della teoria delle probabilità moderna, o meglio dell'interpretazione cosiddetta soggettivistica delle probabilità. De Finetti ci ha insegnato a stimare le nostre convinzioni soggettive, il nostro grado di fiducia nell'accadere di un evento.
Quanto denaro scommetteremmo su un evento incerto, non so, che vinca la squadra del cuore al derby piuttosto che si realizzi una tale misura politica oppure che cresca un certo mercato. Ecco, De Finetti ci ha fatto vedere come convinzioni umane fallibili, veramente umane, troppo umane, possono poi però diventare lentamente degli algoritmi che funzionano. E si può quindi arrivare a un consenso pur partendo da stime di probabilità molto diverse. Così lavora la ragione degli uomini: appunto lentamente, costruendo dai propri errori, correggendo le proprie stime iniziali. Questa è, di nuovo, una grande lezione di umanesimo.

Odifreddi: E, complementare, c'è l'aspetto educativo della matematica, proprio in argomenti come questi. Per esempio la probabilità, a coloro che ne sappiano anche soltanto qualche rudimento, già insegna subito che non sarebbe bene giocare al Superenalotto o a tutti questi giochi d'azzardo, e nemmeno alla Borsa, tutto sommato. Mentre questi sono poi i mezzi con cui il "potere", tra virgolette, inteso in senso astratto, alla fine toglie i soldi a coloro che queste cose non le sanno. Quindi la matematica qui diventa effettivamente educativa: quando se ne sa un minimo si sta più attenti e non si vanno a buttare via i soldi.

Giorello: Georg Cantor il creatore della teoria degli insiemi, grande studioso dell' infinito matematico della seconda metà dell'Ottocento, diceva che senza la matematica c'era meno la libertà. Che è una grande esperienza di libertà intellettuale. D'altra parte i tiranni non amano la matematica.

Odifreddi: Tu non credi che Dio sia un matematico?

Giorello: Non lo so.

Odifreddi: Non so se Dio sia un tiranno…

Giorello: Certo, è un problema interessante. Non so se Dio è un tiranno…

Odifreddi: La metafora di Dio come matematico che crea l'universo, quella famosa immagine di Blake…

Giorello: Mi lascia un po' freddo, personalmente. È un'immagine molto bella, molto ricca di significato, però non corrisponde all'idea di una matematica che emerge, invece, lentamente dalla lotta per la vita e che è forse, all'inizio, un prodotto collaterale dello sviluppo della specie umana.

Odifreddi: Preferisci il contrario: i matematici sono dèi?

Giorello: Non vorrei dire che i matematici sono dèi. I matematici sono degli strani animali, degli animali lunari, questo lo diceva Aristotele ai filosofi. C'è una bella vignetta del grande matematico Sir Roger Penrose, nel suo libro "Il grande e il piccolo nella mente umana", in cui si vede un primitivo, un nostro lontano progenitore che invece di preparare delle armi per difendersi dalle belve comincia a tracciare degli strani segni sulla sabbia. Nascosto nella giungla, con l'aria di quello che aspetta il pranzo c'è un bel tigrotto dai denti a sciabola. Però io direi una cosa: le tigri dai denti a sciabola si sono estinte, i matematici ancora no.

giovedì 10 dicembre 2009

Piume (http://qualcosadelgenere.splinder.com)

Seneca diceva che la felicità non risiede nel piacere ma nella virtù e con buona probabilità non si era mai scopato una negra.

Non sarà il miglior messaggio contro il razzismo mai scritto, ma se c’è una cosa in cui eccelle una nigeriana piegata a novanta non è certo raccogliere cotone. E chi sono io per contraddire Nelson Mandela?

Per come la vedo io, il sesso è l’unico ambito della sfera sociale in cui le distinzioni razziali dovrebbero essere ampiamente legittimate. Il sesso e i posti a sedere sui bus.

E giungereste a conclusioni sorprendentemente concordi con le mie, se solo chiedeste alla vostra ragazza cosa ne pensa dell’uccello di Lenny Kravitz. Si chiama Panzerotto; è un canarino a piume arricciate del sud della California che lo stravagante Lenny è solito portare con sé nelle estenuanti tournée in giro per il mondo.

Appollaiato sul suo cazzo di trentuno centimetri.

Diffidate da qualunque donna sostenga che le misure non sono importanti. Riusciranno a farmi bere quest’ipocrita fandonia solamente il giorno in cui ne vedrò qualcuna uscire da un sexy shop con un vibratore di dimensioni inferiori a quelle del Belgio.

“Salve, vorrei uno di quei falli di gomma di proporzioni irrisorie esposti in vetrina”.

“Sono desolato, signora Dalla Chiesa, ma sono tutti prenotati. Come ben saprà il gentil sesso da sempre vede di buon occhio anche organi sessuali di modesta entità. Purtroppo ci è rimasto solo questo enorme pene in lattice: lo chiamano l’Achille Lauro dei dildo; è talmente grosso che la scatola d’imballaggio l’hanno progettata Christo e Jeanne-Claude”.

“Non saprei. Per quanto sia l’affermata donna di spettacolo che tutti ben conoscete, nutro per i peni grandi la comune indifferenza che provano tutte le donne. D’altra parte potrei sempre adoperarlo per sporadiche penetrazioni anali. Le spiace se, in via del tutto eccezionale, lo provo adesso? Sa, è mezzogiorno ed il suo disdicevole negozietto si affaccia su una Scuola Montessori: non vorrei crearle problemi”.

“Una beniamina dell’intrattenimento televisivo come lei può permettersi questo ed altro. Oh, stia attenta, signora Dalla Chiesa: un cocker le sta defecando sulla gamba”.

“Dannazione, pare siano schizzi di diarrea. Credo che li coprirò appiccicandoci sopra queste piume arricciate che ho fortuitamente rinvenuto sul dorso di un canarino. Ma la prego, mi chiami per nome”.

“Non sa quanto vorrei. Ma dubito fortemente che i lettori di qualcosadelgenere siano disposti a pagargli un avvocato”.

Ma torniamo al cazzo dei negri.

Non so dirvi con esattezza quanto dovrebbe esser lungo il vostro pene per esser certi che non sia piccolo, ma se ve lo state chiedendo non è un buon indizio.

Grazie al cielo non ho di questi problemi. Il mio uccello è talmente grande che si è scritto da solo questa battuta.

Scherzi a parte, so di avere un pene enorme perché guardavo quelli degli altri nello spogliatoio del liceo. Avevo sei anni e mi davano in cambio un Mars.

Ad ogni modo, sfatiamo una volta per tutte questa storia della regola della L. Non è supportata da nessun fondamento anatomico e mi rifiuto categoricamente di credere che ci possa essere una qualunque sorta di intervento divino volto a risarcire sessualmente i nani. Checché ne dica la CEI.

Suvvia, ditemi il nome di un nano famoso che ha sfondato nel porno.

Non vi viene in mente niente. E sapete perché? Perché nessun fottuto gnomo del cazzo ha sfondato nel porno; gli unici nani che avete visto al cinema si muovevano in branchi da sette o erano intrappolati dentro R2D2.

Mi piace fare battute sui nani perché statisticamente le probabilità che qualcuno se la prenda sono infime. Mi piace fare battute sui nani e sulle persone che hanno subito amputazioni. Voglio dire, quanti monchi mi leggeranno? E quanti di questi potrebbero scrivermi una mail di protesta?

Sempre che non li aiutino quelli di Emergency, ovvio.

Bisogna però ammettere che negli ultimi anni la biotecnologia medica ha compiuto passi da gigante. A mia zia per esempio hanno impiantato un’avveniristica protesi prensile in titanio collegata al sistema nervoso tramite un microchip che le permette di afferrare oggetti con una tale naturalezza che sta seriamente pensando di farsi amputare anche l’altra mammella.

Il sesso coi cinesi invece è terribilmente noioso.

E lo dimostra il fatto che l’unico espediente per rendere appetibile un video asiatico su YouPorn è imbracare una teenager su una pedana semovente agganciata ad un binario che la proietta a velocità considerevoli dentro una vasca ricolma di soia dove la attendono dodici ominidi con gli occhi a mandorla intenti a massaggiarsi testicoli grossolanamente censurati da quadratoni sfocati.

Mi ha sempre affascinato l’idea di una cultura così bigotta da oscurare scrupolosamente i propri organi genitali ma nel contempo immorale quanto basta a consentire a dodici carpentieri di Hong Kong di eiaculare su una diciottenne.

Qualche tempo fa stavo facendo sesso con una donna in menopausa quando sullo schermo è apparsa questa ragazzina nipponica che attendeva paziente che sette lottatori di sumo sborrassero a turno dentro un bicchiere da brandy. Ditemi voi se non è una delle cose più disgustose che abbiate mai sentito. L’avrebbe mandato giù in un sorso, se solo Michele Mirabella non avesse mandato la pubblicità.

“C’è una telepromozione, Qualcosa. Che ne dici di provare il mio nuovo dildo?”

“Temevo non me l’avresti mai chiesto, Rita”.

mercoledì 9 dicembre 2009

Strana gente alla statale di Milano. (articolo pubblicato da agoravox)

Strana gente alla statale di Milano

"Non abbiamo forse organi, membra, sensi, affetti, passioni? Se ci pungete non sanguiniamo? Non moriamo se ci avvelenate?".
Strana gente alla statale di Milano
Ogni giovedì pomeriggio, alle ore 17, presso l’Università Statale di Milano, si riunisce strana gente. L’aula seminari del Dipartimento di Filosofia si riempie di loschi individui, li chiamano: gli animalisti! Che cosa fanno questi insoliti personaggi nel tempio della filosofia milanese? Ma, soprattutto, cosa c’entra la filosofia con gli animali?

Qualcuno ci fornisce indicazioni al riguardo: "Un gruppo di studio per affrontare le questioni dell’animalismo (il nostro rapporto con gli animali non umani, gli usi che ne facciamo, i loro diritti) attraverso considerazioni e argomenti di filosofia morale". Dunque ci si propone di allargare il campo morale anche ai non umani? Sembrerebbe di sì. E cosa comporta questo? Se siete interessati a discuterne insieme a Sandro Zucchi, ordinario di semiotica, presso il Dipartimento di Filosofia della Statale, adesso sapete come e dove andare.

Proprio il prof. Zucchi ci tiene a sottolineare come il seminario non parta o dipenda da lui, ma sia frutto dell’impegno comune dei suoi partecipanti, tra i quali troviamo studenti di filosofia, animalisti, criticoni, curiosi e appartenenti ad associazioni come l’Oipa che da anni si occupa di tutelare la triste condizione degli animali non-umani. Discutere di filosofia coniugando la propria volontà di salvare esseri indifesi è uno degli obbiettivi di questo seminario a cui spesso partecipano anche persone note e gli stessi autori dei testi che si leggono.

Ecco le prossime due date:


* Giovedì, 10 Dicembre 2009 alle ore 17
Titolo: David Nibert, una teoria sociologica dell’oppressione
Interviene: Filippo Miserocchi
* Giovedì, 17 Dicembre 2009 alle ore 17
Titolo: L’etica della virtù
Intervengono: Sandro Zucchi, Luca Barlassina, Stefano Delzoppo
(Giovedì 17 Dicembre 2009 verranno decise, sulla base delle proposte, le date per il calendario di inizio 2010)

Partecipare può essere un’ottima occasione per riflettere su argomenti a cui prima nessuno di noi aveva mai badato e magari per rendersi utili nei confronti di coloro che soffrono silenziosamente per permetterci di continuare a vivere così, come infatti viviamo.

Per informazioni e aggiornamenti rimando al blog di Sandro Zucchi . Si spera poi, per chi può, di vedervi in numerosi.

La filosofia è l’esaltazione del pensiero umano ma spesso è utile rimanere con i piedi per terra e cercare di agire praticamente attraverso questo strumento. Argomenti e constatazioni razionali possono, infatti, riuscire a evidenziare dove e se sbagliamo nei confronti degli altri animali e insegnarci a correggere i nostri atteggiamenti scorretti nei loro confronti.

"Se il capitalismo è un grattacielo gli animali vivono negli scantinati".