Pagine

Vai al nuovo sito
Visualizzazione post con etichetta linguaggio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta linguaggio. Mostra tutti i post

giovedì 23 settembre 2010

Articolo su Neuoroscienze.net

Ho scritto un articolo per Neuroscienze.net, rivista on-line di informazione scientifica che tratta tematiche di Neuroscienze, Psicologia e Scienze Cognitive; il progetto è supervisionato dallo psicologo Francesco Albanese. Ecco l'abstract e, ovviamente, il permalink dell'articolo:

“Chomsky e Bickerton: Tra psicolinguistica, mito e neuroscienze”, in Neuroscienze.net, permalink: http://www.neuroscienze.net/?p=1665
Abstract
: L'articolo ripercorre il paradigma di ricerca introdotto in linguistica da Noam Chomsky che ha consacrato definitivamente questa scienza come una parte della psicologia cognitiva. Viene esaminata l'idea della “modularità della mente” e del linguaggio come innato caratterizzante gli studi sul linguaggio quasi imponendosi su gli altri orientamenti strutturalisti e cognitivisti. Sulla scia dell'innatismo si muove anche Derek Bickerton che, come argomentato in questo saggio, modifica notevolmente l'originale approccio a questo orientamento di studio.

domenica 28 marzo 2010

Ci sono "animali" e "Animali"

Che dire, W i paradossi.
Fino a quando le leggi sono scritte da imbecilli a voglia ad andare avanti...

martedì 23 marzo 2010

Validità, questo è il suo nome.


Primo Argomento:
(1) Se pioverà, non pioverà molto
(2) Pioverà Molto
(3) Dunque non pioverà
Secondo Argomento:
(1) Se il governo cade, Berlusconi scappa alle Bahamas per evitare i processi
(2) Se Berlusconi va in galera, il governo cade
(3) Dunque, se Berlusconi va in galera, Berlusconi scappa alle Bahamas
Terzo Argomento:
(1) Se prendiamo l'auto non si romperà per strada
(2) Dunque se la macchina si rompe per strada non l'abbiamo presa

Validi? Fondati?

venerdì 19 marzo 2010

Il linguaggio rivelatore

Giovedì 25 Marzo ore 16:45,
aula seminari dipartimento di filosofia,
si Discute di questo argomento:

Il linguaggio rivelatore

Sandro Zucchi introdurrà l'ipotesi Sapir - Whorf, preliminare alla questione.

Leonardo Caffo, servendosi dell'ipotesi di Sapir - Whorf, introdurrà alla questione vera e propria, concentrandosi su un'analisi di espressioni razziste nei confronti dei "diversi" in generale e degli animali in particolare.

Qui trovate una scheda sull'ipotesi Sapir - Whorf mentre qui un articoletto divulgativo per farvi un'idea dell'argomento su cui si dibatterà.

Una lettura consigliata è il capitolo "Il linguaggio non è neutro" contenuto dentro l'opuscoloAntispecismo.

mercoledì 17 marzo 2010

ARGUMENTATION: COGNITION & COMMUNITY

Call for Proposals

Ontario Society for the Study of Argumentation (OSSA)

ARGUMENTATION: COGNITION & COMMUNITY

May 18-21, 2011
University of Windsor

Keynote speakers:


David Hitchock
Department of Philosophy
McMaster University


Paul Thagard
Department of Philosophy
University of Waterloo

Karen Tracy
Communication Department
University of Colorado


The Organizing Committee invites proposals for papers which deal with argumentation,
especially as it intersects with cognition and/or community.


Abstracts prepared for blind refereeing must be submitted electronically no later than SEPTEMBER 7, 2010 to ossa@uwindsor.ca> (write ‘[your last name] OSSA abstract’ in the subject line). They should be between 200 and 250 words long. Additional information on how to prepare proposals is available on the conference website,www.uwindsor.ca/ossa.


OSSA wishes to promote the work of graduate students and young scholars in

the field of argumentation studies. Thus we strongly encourage submissions from this group.

The J. Anthony Blair Prize ($500 CDN) is awarded to the student paper presented at the Conference judged to be especially worthy of recognition. The competition is open to all students whose proposals are accepted for the Conference.

Canadian graduate students who need financial assistance in order to attend should advise the Organizing Committee when they submit their proposals. For the purpose of the Conference, a graduate student is one who has not completed the graduate program by September 7, 2010. (Additional information about this prize will also be available on the website.)

lunedì 8 febbraio 2010

Semanticisti e Pragmatisti, in breve






Le immagini sono tratte da una presentazione (slide) del professor Sandro Zucchi per il festival di "ama le lingue".

mercoledì 13 gennaio 2010

"Il mistero della nascita del linguaggio." (Book)


.
Il libro è acquistabile nella versione e-book e nella versione cartacea da qui/qui e da qui/ qui.
.
Eccolo su Google Libri, è già su Amazon/2.

La scheda aNobii è qua. Inoltre è acquistabile anche da qui/qui/qui/qui o da qui/qui/qui e in giro per il web in tanti altri portali.

In libreria può essere ordinato. Qui, per chi volesse prenderlo in prestito da una biblioteca.

Alla pagina "pidgin" su wikipedia è inoltre segnalato come lettura consigliata.

martedì 29 dicembre 2009

Un genio a tre vite.


RICHARD MONTAGUE

Il filosofo e logico americano Richard Montague (1930 - 1971), anche se non un linguista di professione, esercitò una grande influenza in semantica negli anni 70 e 80, soprattutto grazie ai suoi contributi allo sviluppo della semantica delle lingue naturali. Parlare una lingua, secondo Montagne, vuol dire esercitare una competenza che si estrinseca non soltanto nel riconoscere o nel produrre espressioni grammaticalmente corrette, ma anche nel valutare se tra due espressioni sussista una relazione di implicazione e quale sia la relazione tra le espressioni linguistiche e gli stati di cose. È esattamente in questo che consiste la “competenza semantica”: alla luce del fatto che spetta alla logica (che è una branca della matematica) studiare le relazioni di implicazione tra le proposizioni, ad essa spetterà anche studiare in termini meramente formali (sulle orme di Carnap) la competenza semantica, proprio come la sintassi generativa di Chomski studia la competenza sintattica. Montague fu uno dei primi a esplorare sistematicamente le possibilità di un’analisi formale completamente rigorosa sia della sintassi che della semantica dei linguaggi naturali sulla linea della logica. Il modello da lui creato, a cui ci si riferisce comunemente come grammatica di Montague, ha stabilito uno standard sia per copertura empirica sia per livello di formalizzazione, rispetto al quale analisi e strutture alternative si giudicano. Il termine grammatica di Montague è usato comunemente per riferirsi specificamente alla proposta che Montague diede nel suo articolo seminariale The Proper Treatment of Quantification in Ordinary English (1970, pubblicato nel 1973). Stricto sensu, questo è fuorviante, dato che Montague scrisse un’intera serie di articoli sull’applicazione della logica nell’analisi dei linguaggi naturali, che si differenziano per impostazione e per dettagli. Comunque, il nocciolo comune delle analisi proposte nei vari articoli è sufficiente a giustificare il termine Grammatica di Montague tout-court.

Il lavoro di Montague costituisce una rottura decisiva dalla visione tradizionale secondo cui i linguaggi naturali sono troppo vaghi e asistematici per essere trattati formalmente, nello stesso modo in cui sono trattati i linguaggi formali della logica e della matematica. Questa posizione, che nella storia della filosofia contemporanea risale almeno a Russell, Frege e Tarski, fu predominante nella filosofia della logica fino agli anni 70, anche se ci furono notabili eccezioni. Una di queste fu Hans Reichenbach che nel 1947 aveva già dedicato una buona parte del suo Elementi di logica simbolica all’analisi logica delle costruzioni del linguaggio naturale. Una teoria rigorosamente formale della sintassi di un linguaggio è un prerequisito per una qualunque sua semantica formale, e l’apparente impossibilità di una teoria della sintassi del genere per i linguaggi naturali fu una delle ragioni per cui Tarski, padre fondatore della semantica modellistica in logica, pensava che i suoi metodi semantici non potessero mai applicarsi a tali linguaggi. Dal rapido svilupparsi della linguistica generativa negli anni 60 e nei primi 70, uomini come Montague, Donald Davidson, David Lewis e altri acquisirono fiducia nel fatto che una teoria formale della sintassi del linguaggio naturale non era solo un’utopia, e che, pertanto, una semantica formale poteva essere possibile. Sebbene il lavoro nella linguistica generativa costituisse un importante input per lo sviluppo di una semantica modellistica per i linguaggi naturali, questo non significa che questa impresa fosse accolta con entusiasmo nei circoli della linguistica generativa. Al contrario, mentre persone come Montague e Davidson erano dell’opinione che non solo la sintassi, ma anche la semantica dei linguaggi naturali potesse essere studiata in modo preciso e formale, quest’idea rimase lontana dal comune tra i linguisti generativi. Lo stesso lavoro di Montague fa parte dello sviluppo che include il lavoro di Davidson, Lewis, Cresswell e molti altri. Le sue caratteristiche, che lo distinguono dai lavori di altri, sono, prima di tutto, la generalità e il rigore con i quali Montague conduce le sue analisi; secondo, l’ampio uso di qualunque artificio logico ritenga necessario; e terzo, il modo in cui ha combinato sintassi e semantica.

Partendo dalla prima caratteristica, nel suo articolo Universal Grammar (1969, pubblicato nel 1970), Montague sviluppa una teoria generale di sintassi, semantica e pragmatica sia per i linguaggi formali che per i linguaggi naturali, nella quale la grande generalità è complementare all’apparato formale usato per le specifiche analisi. Sebbene la pragmatica nel senso di Montague sia un’area ristretta, che coincide grosso modo con la semantica degli indessicali e delle espressioni dipendenti dal contesto, come i pronomi, questa teoria generale potrebbe essere chiamata a ragione una semiotica logica. Tra i suoi esempi, vi sono vari modelli concreti che Montague trasse in articoli diversi. La generalità e il rigore del modello della Grammatica Universale rendono la visione di Montague su sintassi, semantica, pragmatica e loro relazioni, esplicita e perspicua, ancora difficile da superare.

La seconda caratteristica del lavoro di Montague è che nel descrivere il comportamento semantico delle espressioni e delle costruzioni dei linguaggi naturali, Montague non è preoccupato da nessuna restrizione a priori sul tipo di attrezzo logico da usare. Così fa ampio uso della logica intensionale e della Teoria dei Tipi senza essere preoccupato dai problemi filosofici e metodologici che secondo alcuni circondano l’uso di questi attrezzi. Questo aspetto distingue Montague per esempio dal suo contemporaneo Davidson, per il quale l’uso della logica intensionale costituisce una stravaganza che deve essere rifiutata sul piano filosofico. Sottoscrivendo gli scrupoli di Quine sulle entità intensionali, Davidson pensa che le semantiche del linguaggio naturale dovrebbero essere descritte in termini di logica estensionale del primo ordine, ed egli scarta così gli altri tentativi: “C’è perfino pericolo che gli ignoranti e gli esperti uniscano le forze; i primi, sentendo farfugliamenti di parole possibili, mondi possibili, ecc.,”. Nonostante molti semanticisti abbiano seguito Montague nell’avvalersi di qualunque strumento abbiano bisogno, questo uso libero di strumenti potenti divenne equilibrato durante gli anni 80 grazie all’interesse nel potere espressivo semantico del linguaggio naturale, per esempio, nella ricerca sulla questione di quale parte dell’apparato logico che le persone usano sia in realtà necessario nella descrizione del linguaggio naturale. In particolare, nel contesto di una teoria generale dei quantificatori, della quale l’analisi di Montague delle espressioni quantificate The Proper Treatment of Quantification in Ordinary English forma uno dei punti di partenza, ha portato a interessanti intuizioni sulle differenze tra linguaggi naturali e formali.

La terza caratteristica del lavoro di Montague, e della tradizione che l’ha seguito, è il modo in cui sintassi e semantica sono combinate insieme. Il nocciolo della visione di Montague su questa questione sta nel principio di composizionalità del significato. Questo principio può essere parafrasato più o meno così: il significato di un enunciato dipende dai significati delle sue parti. È chiamato anche principio di Frege, in virtù della sua somiglianza con il principio di composizionalità delle estensioni che sta alla base della soluzione di Frege al problema dei giudizi multi-quantificati, ma se questa attribuzione sia storicamente corretta è materia di dibattito. L’interpretazione corrente dello status del principio di composizionalità è quella di un principio metodologico, più che di un’ipotesi empirica. Un resoconto composizionale di un certo tipo di espressione riguarda un’analisi sintattica e semantica: egli prima determina cosa conta, come parti dell’espressione, poi stabilisce quali sono i significati corrispondenti.

Il linguaggio naturale è solo uno degli argomenti a cui Montague ha lavorato. La parte principale del suo lavoro è in teoria dei modelli e logica. Ha scritto anche articoli sull’analisi filosofica, che assieme ai suoi articoli sul linguaggio naturale e sulla logica modale costituiscono la sua opera.
(A cura di Matteo Casu)

mercoledì 11 novembre 2009

Il linguaggio rivelatore.(da http://www.agoravox.it/tempo-libero/cultura/Il-linguaggio-rivelatore)

Macello umano! Trattati come bestie! Tenuti come degli animali! Ti schiaccio come
una zanzara! Queste sono solo alcune delle espressioni che appartengono al nostro linguaggio (in questo caso l’italiano) e che denotano un elemento su cui vale la pena riflettere. Sono tutte espressioni con accezione negativa ed hanno tutte come soggetti caratteristici gli animali non umani. Se analizziamo parola per parola questi enunciati non capiamo immediatamente perché rimandano semanticamente a qualcosa di negativo. Facciamo un esempio:

(a) Trattati come bestie
Questo enunciato è composto da tre parole: (1) Trattati; (2) come; (3) bestie;
Combinando queste tre parole otteniamo l’enunciato (a), che pur avendo un
significato che potremmo parafrasare dicendo che qualcuno è stato trattato come
bestie, non rimanda comunque a quel significato che comunemente verrebbe
attribuito ad (a) da una comunità di parlanti. Il linguaggio ha in questo caso quella
che potremmo definire una funzione rivelatoria. Affinché (a) possa essere realmente capito da un parlante della lingua italiana quel parlante deve già possedere come insita un’ulteriore conoscenza di cui tuttavia non è sempre realmente consapevole.

Deve cioè conoscere il trattamento delle bestie con cui viene effettuato il paragone.
Si parla spesso della disinformazione comune sulla reale condizione degli animali, eppure, qualcosa su questa condizione sembra essere conosciuto da tutti, ed è proprio il nostro linguaggio, fonte principale di espressione, a rivelarcelo. Enunciati come (a) esemplificano solo una piccola porzione del vocabolario umano che risulta davvero fornito di insulti e costatazioni che hanno come oggetto gli animali. Prendiamo la stessa parola “bestia”, spesso usata senza alcun tipo di contorno linguistico ma già rappresentante un insulto se pronunciata con la giusta intonazione. Perché qualcuno dovrebbe prendere come insulto l’essere definito “bestia”?

Eppure questo accade costantemente come se una sottile forma di razzismo sia insita in ogni parlante, come se la presunta superiorità intellettuale e morale dell’uomo, sia in qualche modo inconscia anche in chi non ha mai riflettuto su questi argomenti. Esiste una tesi in linguistica conosciuta come l’ipotesi Sapir-Whorf secondo cui il linguaggio influenza il pensiero. L’ipotesi forte secondo cui questo sia completamente vero è stata ormai confutata, ma la formulazione debole, secondo cui il meccanismo d’influenza del linguaggio sul pensiero sia in parte vero è comunemente accettata. Ragionando su questo fenomeno sulla scorta di quello che le espressioni anti – animaliste ci rivelano potremmo provare a chiederci: crescere con una lingua colma di artifici linguistici, volti a sottolineare inconsciamente una superiorità dell’uomo nei confronti dell’animale, può in qualche modo contribuire al disinteresse umano nei confronti della questione animale?

Personalmente credo sia possibile. Sin da piccoli, parenti e genitori, sono pronti ad educare il figlio affinché si lavi e non puzzi come un maiale, affinché studi e non diventi un somaro e affinché mangi carne e diventi forte come un bue (che tra l’altro mangia verdura). Penso che una sana riflessione sulle proprie espressioni linguistiche possa giovare a molti parlanti che spesso utilizzano enunciati di cui danno per scontata la valenza semantica ma di cui ignorano la reale e sofferente condizione che questi stessi enunciati denotano. Se il linguaggio è uno specchio attraverso cui guardare l’umanità non è difficile rintracciare i motivi principali che hanno portato allo sfruttamento animale; pulire questo specchio depurando il linguaggio dal suo specismo e razzismo di fondo potrebbe portare in futuro l’uomo a pensare, guardare e agire con più rispetto.

Leonardo Caffo